Assilea, in 2026 stipulato leasing +3,5% ma investimenti ancora sotto media Ue

Nel 2026, dopo un inizio “incerto”, lo stipulato del leasing è cresciuto del 3,5% sull’anno, ma l’intensità degli investimenti in beni strumentali e mezzi di trasporto si ferma, in Italia, ancora al 16% contro il 28% in Europa. È quanto emerge dal rapporto annuale sul leasing, curato dal centro studi e statistiche di Assilea, presentato oggi assemblea annuale dell’associazione. I lavori sono stati aperti da un video messaggio augurale del ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, e dall’intervento del presidente di Abi, Antonio Patuelli, seguiti dalla relazione del presidente di Assilea, Paolo Guzzetti, che ha analizzato lo scenario macroeconomico degli investimenti in Italia. I lavori sono proseguiti con l’autorevole intervento di Ugo Bassi, Dg Fisma -Commissione Europea, incentrato sulla semplificazione della regolamentazione bancaria e sulla competitività internazionale del sistema bancario europeo. Nell’ultimo decennio il settore “ha vissuto una crescita costante, raddoppiando lo stipulato dai 17 miliardi del 2015 ai 36 miliardi del 2025 (+5,8% rispetto al 2024)”. Nel 2025 “ben il 65% degli investimenti in beni strumentali acquisiti con le agevolazioni della Nuova Sabatini sono stati finanziati in leasing. Nel primo trimestre del 2026, dopo un inizio incerto, lo stipulato è cresciuto del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Del resto – si legge nel report – l’Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa e tra quelli che presentano il più elevato numero di piccole e medie imprese”. Eppure, “nonostante questi dati positivi, il leasing presenta in Italia una diffusione ampiamente al di sotto della media Ue, sia in termini di volumi di finanziamenti che di numero di imprese che ricorrono a questo strumento. Secondo i dati del Rapporto, l’intensità del leasing sugli investimenti in beni strumentali e mezzi di trasporto si ferma al 16% contro il 28% dell’Europa”, rileva l’analisi di Assilea. “Gli investimenti, insieme alle riforme strutturali, sono la chiave per l’accrescimento della capacità produttiva e della produttività”, ha osservato il presidente di Assilea, Paolo Guzzetti, ricordando la necessità di “certezza di regole, poca burocrazia, un sistema infrastrutturale e logistico efficiente e capillare, un accesso agevole a tutte le varie forme di finanziamento. E nel finanziamento degli investimenti il leasing gioca un ruolo significativo”. Guzzetti ha poi ribadito la necessità di una revisione del quadro prudenziale basata sul riconoscimento di una minore rischiosità del leasing rispetto a strumenti di finanziamento più tradizionali, come testimonia una ormai abbondante evidenza empirica: tassi di perdita mediamente inferiori del 16%, rischiosità media delle imprese che fanno ricorso al leasing inferiore a quella delle imprese che non lo utilizzano, tassi di default più bassi rispetto ai prestiti bancari. Un minore assorbimento patrimoniale riferito all’esposizione leasing libererebbe, nuove importanti risorse per il finanziamento degli investimenti delle Pmi, necessari ad accelerare la transizione ambientale e digitale dell’intero sistema europeo. Secondo un’ elaborazione del centro studi, “l’Italia che una riduzione media dei requisiti patrimoniali di 15 punti percentuali libererebbe 2 miliardi di capitale traducendosi in un incremento dello stipulato del 10%”. “Certi del ruolo importante che il leasing può giocare come fattore di sviluppo per la nostra economia, Assilea continuerà a presidiare la normativa di settore, sia a livello europeo che nazionale; ad adoperarsi per ottenere un pieno riconoscimento del leasing in tutti i programmi di agevolazione e incentivo per le imprese; a diffondere una migliore conoscenza del leasing a tutti i livelli”, ha concluso il presidente. Intanto, sul fronte europeo “stiamo collazionando tutti gli imput ricevuti per produrre il rapporto sulla competitività del settore bancario in Europa e il sentimento di urgenza rappresentato dal mercato ci è ben chiaro, tanto è vero che la chiusura del lavoro è stato anticipato a metà luglio, proprio per dare risposte al sistema”, ha aggiunto Bassi. 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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