Orlandi-Gregori, De Priamo si dimette da presidente Commissione: “Proseguire con equilibrio”

Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, senatore Andrea De Priamo, si è dimesso dalla guida dell'organismo parlamentare dopo l'elezione al vertice della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nella seduta di oggi De Priamo ha ufficializzato e rassegnato le sue dimissioni da presidente pur continuando a farne parte in qualità di membro: "Io credo – ha detto – che un parlamentare sia innanzitutto un servitore delle istituzioni e quando le istituzioni chiamano bisogna rispondere; come è noto, avendo assunto un altro ruolo e ritenendo – al di là della formalità che pure lo consentirebbe – inappropriato e incoerente con il corretto funzionamento delle attività parlamentari, il cumulo di due presidenze così importanti e prestigiose, pur con dispiacere mi accingo a concludere l'incarico di presidente della Commissione".  La riunione è stata anche l'occasione per tracciare un bilancio dell'attività svolta. "Ho avuto l'onore di presiedere ben 93 sedute plenarie di cui 89 dedicate alle audizioni, più 77 riunioni dell'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi – ha sottolineato – Sono stati auditi ben 122 soggetti in sede plenaria, di cui 10 ascoltati più di una volta". Tra i risultati "più significativi", ha ricordato, il via libera unanime, alcuni giorni fa, alla prima relazione tematica della Commissione che ha escluso la pista delle ragazze scomparse. Raccolta una "documentazione impressionante nella sua mole": abbiamo "circa 150.400 pagine e di cui 142.400 relative ai documenti e circa 8.000 costituite da resoconti stenografici", ha continuato. De Priamo si è soffermato anche sui "carteggi diplomatici intercorsi tra Stato italiano e Santa Sede a partire dal 3-5 luglio '83; l'analisi di questi documenti – ha sottolineato – ci permette di comprendere meglio le dinamiche che si instaurarono tra le autorità italiane e quelle vaticane all'epoca e di fare piazza pulita di tante ricostruzioni di comodo che hanno cercato di dipingere il Vaticano, come istituzione, come il male assoluto in questa vicenda". "Io credo che quella corrispondenza di documenti mostri una realtà diversa", ha detto De Priamo: "Se qualche diaframma fu frapposto tra Vaticano e autorità italiane", ha sottolineato "mi sento di dire, a titolo personale, che fu opera di singoli esponenti e non della Curia come istituzione".  Il presidente uscente ha puntato l'attenzione su quanto emerso finora dai lavori della Commissione. Sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ci sono state, ha osservato, "attività di inquinamento, forse di deviazione, sicuramente opera di menti criminali raffinatissime". Obiettivo dei parlamentari è fare chiarezza: "Ho cercato sempre di tenere fede alle parole che ho pronunciato nel giorno dell'elezione ossia che mi sarei impegnato a portare avanti questa inchiesta senza preclusioni, nel segno di una responsabilità istituzionale, di umiltà, rigore e determinazione dando pari dignità alle due vicende, senza tralasciare nulla e senza prediligere nessuna tesi ne' inseguire nessun teorema precostituito. Questa è stata la forza della Commissione ed è stato fatto da tutta la Commissione". "Sono certo che chi prenderà la presidenza della Commissione farà tesoro di tutto questo lavoro, del giusto equilibrio che va mantenuto evitando derive sensazionalistiche o dietrologie – ha concluso – Inseguire una sola ipotesi sarebbe ancora oggi un gravissimo errore". A prendere poi la parola sono stati alcuni membri, tra i quali il deputato Pd e vicepresidente della Commissione di inchiesta, Roberto Morassut, che ha riconosciuto il lavoro svolto all'insegna della "piena collaborazione" e si è poi detto convinto che, su alcuni versanti, come quello del Vaticano oppure sul fronte della banda della Magliana o di Enrico De Pedis andranno svolti "ulteriori approfondimenti". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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