Le amiche di Emanuela Orlandi della scuola di musica, le ultime persone che Mirella Gregori vide prima di sparire. E ancora gli approfondimenti svolti sulle varie piste – da quella internazionale alla Banda della Magliana, da Londra al mondo del cinema di serie B – il senatore Andrea De Priamo che, dopo l'elezione al vertice della Commissione Affari Costituzionali del Senato, ha lasciato la presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, traccia in un'intervista all'Adnkronos un bilancio del lavoro, svolto finora dall'organismo (GUARDA IL VIDEO), a pochi giorni dal passaggio del testimone con il neoeletto presidente Fabio Roscani. – Senatore Andrea De Priamo, dopo oltre due anni, ha lasciato la presidenza della Commissione. Questo inciderà sull'andamento dei lavori?
"Un uomo delle istituzioni deve accogliere la chiamata delle istituzioni quando arriva. Ovviamente mi è dispiaciuto lasciare la presidenza, ma sono convinto che non ci sarà nessuna discontinuità ferma restando ovviamente l'autonomia e la libertà del nuovo presidente di fare le sue scelte. Ho piena fiducia in Fabio Roscani, non solo perché l'ho letteralmente visto crescere sia politicamente che umanamente, ma perché è una persona di grande rettitudine morale e potrà fare un ottimo lavoro. Continuerò a far parte della Commissione, nel rispetto di tutti i ruoli, e darò un contributo anche perché questa vicenda mi ha avvicinato anche dal punto di vista emotivo. A mio avviso troppo spesso si dimentica che Emanuela e Mirella erano ragazze in carne e ossa, con i loro sogni, con le loro idee, con la loro vita davanti. Continuerò a seguire il caso anche nel rispetto delle famiglie che hanno trovato la forza di trasformare il dolore in voglia di giustizia e di verità".
– Che bilancio traccia del lavoro fatto fino ad oggi?
"Sono stati anni molto intensi e sono stato molto colpito dal riconoscimento unanime di tutte le forze politiche rispetto al metodo di lavoro messo in campo che ha portato a un clima di collaborazione. Abbiamo scelto di non privilegiare nessuna pista e di lavorare in parallelo su tutte quelle piste che avevano una credibilità almeno accettabile. Questo naturalmente ha comportato un grande impegno. Tutta la Commissione ha lavorato senza restare nel recinto del proprio pregiudizio di partenza e questo ha fatto sì che ci fosse un confronto serio e sensazioni condivise, al di là delle appartenenze politiche, rispetto ad alcune audizioni e, ad esempio, alla volontà di collaborazione di alcuni degli auditi e all'assoluta mancanza di volontà di collaborare di altri". – Quale idea si è fatto sulla scomparsa di Emanuela Orlandi?
"Ci sono almeno tre ragazze dell'epoca della scuola di musica Ludovica da Victoria che, a mio avviso, erano al corrente della persona che aveva avviato, magari inconsapevolmente, Emanuela a subire l'inganno alla base della scomparsa. Insistere sulla scuola Ludovica da Victoria, sulle amiche di Emanuela, sulle compagne di corso, sui suoi ultimi spostamenti avrebbe consentito di partire dalla ragazza che molto probabilmente le prospettò la vicenda Avon, e arrivare a unire i tasselli e a capire chi ha rapito Emanuela".
– E sul caso di Mirella Gregori?
"Nel caso di Mirella sono mancati gli approfondimenti sia sul momento della sua scomparsa sia su cosa è successo davvero nel bar Italia, dove si fermò un quarto d'ora dopo che qualcuno le citofonò e scese di casa. Fin da subito sarebbe stato fondamentale insistere con tutti i protagonisti presenti in quel bar per capire esattamente quali erano stati i movimenti di Mirella. La prima cosa che balza agli occhi è questa: il tempo perso non ha aiutato".
– All'epoca cosa non ha funzionato?
"L'idea prevalente che mi sono fatto in questi anni di lavoro, e ci tengo a ripeterlo a un mese dal 43esimo anniversario della scomparsa di Emanuela e a un po' di giorni dalla ricorrenza della scomparsa di Mirella, è che purtroppo le indagini, nella fase iniziale, hanno risentito di una mancanza di coordinamento anche perché all'epoca non esistevano delle norme introdotte successivamente. Come vale per tutti i casi di scomparsa, con una intensa attività nelle ore successive, sono certo che si sarebbe arrivati a una soluzione". – Cosa è emerso dal vostro lavoro rispetto all'ipotesi che la Banda della Magliana sia stata coinvolta?
"Sul tema della Banda della Magliana, a mio avviso, i nodi non sono ancora sciolti. Appare evidente che difficilmente possa esserci un coinvolgimento di quella che potremmo definire nel suo insieme banda della Magliana perché una persona autorevole come l'ex magistrato Lupacchini, che ha dato un contributo fondamentale allo smantellamento di quella organizzazione criminale, non ha mai sentito da nessuno dei protagonisti di quel mondo alcun riferimento alla vicenda Orlandi e questo sicuramente ha una rilevanza. Tuttavia, ad oggi, ritengo che non si possa invece escludere un ruolo di De Pedis e di qualche suo sodale, come una sorta di 'agenzia' che potrebbe aver avuto un ruolo nella vicenda, nel rapimento o in qualche iniziativa che possa aver riguardato la sua scomparsa".
– E quale valutazione può fare rispetto alla pista di inglese e all'ipotesi che Emanuela sia stata portata a Londra?
"Il capitolo sulla pista di Londra ovviamente farà parte della relazione finale, ma siamo assolutamente in grado di evidenziare che Emanuela non è stata a Londra per lungo tempo, come quella pista voleva raccontare. Quella pista è stata costruita ad arte, anche se con un inganno e con un artifizio tecnico a mio avviso fatto da professionisti, e quindi sicuramente rientra tra quelle da escludere. La pista di Londra, a mio avviso, era innanzitutto un inganno verso Pietro Orlandi, che ricevette anche mail di una persona che si è finta Baioni, oggi defunto: noi abbiamo avuto modo di appurare che non era assolutamente lui a mandare quelle mail, quindi c'è stato un inganno alla famiglia di Emanuela".
– Ma perché un inganno simile? Chi aveva interesse a deviare dalla verità?
"Potrebbe entrare in vicende più ampie che hanno riguardato il Vaticano, come Vatileaks ed altri casi del genere, e che possono avere altri significati e messaggi rispetto a quelli legati alla vicenda Orlandi".
– La Commissione ha invece escluso definitivamente la pista che legava i casi di Emanuela Orlandi e di Mirella a quelli di altre numerose ragazze delle quali era stata denunciata la scomparsa in quel periodo e su una presunta 'tratta delle bianche'. Perché?
"L'azione più importante che può svolgere questa Commissione è quella di 'ripulire' questa vicenda dalle piste frutto di logiche di vario tipo, ma anche dalla volontà di seguire la spettacolarizzazione della vicenda. Poteva essere sicuramente 'affascinante' l'idea di un serial killer che aveva fatto sparire, oltre a Emanuele e Mirella, decine di altre ragazze e questo nasceva da un'analisi della procura dell'epoca rispetto all'allontanamento di molte ragazze. Attraverso la collaborazione degli agenti di collegamento della polizia, abbiamo verificato che questa pista semplicemente non esisteva perché quelle ragazze, in realtà, avevano fatto tutte ritorno a casa nel tempo; questo è sicuramente un risultato importante".
– La Commissione ha trovato un appunto scritto di Emanuela dove si citava un luogo sulla Cassia, 'il Montaggio delle attrazioni'. Quale collegamento c'è con quel posto?
"I carabinieri del Ros, che collaborano con la Commissione, hanno fatto un lavoro preziosissimo che ci ha condotto ad un luogo – 'Il montaggio delle attrazioni' – che Emanuela cita in un suo appunto di circa un mese prima di sparire. Era fondamentalmente un cineforum sul quale non c'è una sola persona, né della famiglia né della classe né delle amicizie personali, che abbia potuto riferire nulla. Resta quindi un punto interrogativo, che si unirà ai tanti altri su questa vicenda. La Commissione non ha trovato alcun riscontro al fatto che Emanuela sia andata in quel cineforum, ma nemmeno a un'iniziativa per andarci con la scuola". – Però negli ultimi mesi i lavori della Commissione si sono concentrati molto sul mondo dei cosiddetti 'cinematografari'. Perché?
"Più in generale emerge un mondo legato al cinema di serie B, in alcuni casi anche pornografico, che in quegli anni esercitava una sorta di reclutamento, anche attraverso forme di adescamento, che in qualche modo hanno interessato anche gli ambienti della scuola Ludovica da Victoria. Tuttavia, ad oggi manca un collegamento concreto tra questo mondo ed Emanuela, checché se ne dica o checché ne dicano alcuni colleghi".
– In questo filone si inserisce la figura del misterioso 'Felix', cosa avete scoperto?
"Questa è una pista molto cara al vicepresidente della Commissione (Roberto Morassut ndr) e, nell'ottica del rispetto e del lavoro plurale, l'abbiamo approfondita. Ad oggi di Felix Welner si sono perse le tracce in quanto pare che, negli ultimi anni, vivesse come un barbone. È un lavoro da continuare, ma ad oggi non ci sono riscontri di collegamenti tra Felix Welner e la scomparsa di Emanuela: è vero che lui avesse avvicinato la sorella Federica, ma proprio per questo fu oggetto di attenzione dal giudice Sica e poi ritenuto estraneo alla vicenda. Abbiamo riscontro del fatto che questo soggetto, come altri, svolgesse un'azione di adescamento in generale".
– Ritiene che la scomparsa di Emanuela, cittadina vaticana, vada inserita nella situazione geopolitica di quegli anni?
"Personalmente mi colpisce il fatto che il giorno in cui Emanuela scompare, Giovanni Paolo II sta facendo uno dei viaggi che cambieranno la storia, quello in Polonia, da cui poi partirà il primo tassello che porterà alla caduta del muro di Berlino. La cosiddetta 'pista internazionale' è stata forse frettolosamente messa da parte. E viene considerata da molti, oggi, una sorta di depistaggio. Io di questo non sono così sicuro e penso che andrebbe ulteriormente approfondita. Indubbiamente ci poteva essere tutto l'interesse a fare pressioni sul Vaticano in quei giorni sia per le azioni che Giovanni Paolo II stava mettendo in campo sia per il processo sull'attentato a Giovanni Paolo II. Come sostiene il giudice Ilario Martella, ci poteva essere interesse a un'operazione di 'distrazione di massa' e ad una pressione sul Vaticano' ma anche sulle istituzioni italiane rispetto a quel processo. È un fatto che il processo si è concluso come chi poteva avere un certo interesse avrebbe auspicato".
– Secondo lei non è vero che il Vaticano non ha collaborato. Perché?
"Il Vaticano, in questa indagine nostra, non ha avuto un atteggiamento di chiusura tant'è che abbiamo audito importanti personaggi di quel mondo, come Giani e Alessandrini (ex vertici della Gendarmeria ndr), padre Lombardi, mons. Miserachs nonché don Pietro Vergari. Sono convinto che nella fase finale dell'indagine saranno importanti alcune altre audizioni che possono riguardare quel mondo e che ancora non abbiamo fatto come, ad esempio, Raoul Bonarelli per il caso di Mirella".
– C'è chi invece guarda a una pista amical-familiare che tira in ballo un presunto ruolo dello zio di Emanuela. Che idea si è fatto?
"Come ho avuto modo di dire anche a Pietro Orlandi, che stimo perché si batte per la verità e la giustizia con grande determinazione, il dovere della Commissione è quello di affrontare tutte le piste che abbiano una credibilità. Lo abbiamo fatto e immagino continueremo a farlo anche sulla pista amical-familiare rispetto alla quale ho personalmente dei dubbi".
– Perché?
"Un coinvolgimento di Meneguzzi significherebbe che di fatto tutta la vicenda Avon non è mai esistita e quindi non si capirebbero le testimonianze del vigile e del poliziotto che hanno visto Emanuela davanti al Senato con l'uomo 'Avon'. E non si spiegherebbe neppure perché Emanuela in precedenza sarebbe stata seguita, come accertato. Ci sono delle evidenti incongruenze tuttavia ci sono anche degli elementi suggestivi, a mio avviso, legati anche ai rapporti tra Meneguzzi (lo zio di Emanuela ndr) e il suo superiore Peruzy, all’epoca alto funzionario della Camera ed oggi deceduto, che indipendentemente dalla vicenda Orlandi, a mio avviso andrebbero approfonditi".
– I casi di Emanuela e Mirella sono collegati o no tra loro?
"Se dovessi dare una percentuale, direi che al 70% i due casi (di Emanuela e di Mirella, ndr.) sono separati, al 30% potrebbero essere collegati. In questi mesi, forse, potremmo portare questa percentuale ad un 100%. La sensazione prevalente è che siano due vicende separate. Tuttavia, rimane qualche dubbio legato alla telefonate che furono fatte al bar della famiglia Gregori con riferimenti all'abbigliamento di Mirella". (di Sara Di Sciullo)
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Orlandi-Gregori, De Priamo: “Almeno tre allieve sanno chi parlò a Emanuela dell’Avon, pista di Londra costruita ad arte”

