Tir per l'allestimento dei concerti con migliaia di spettatori, troppe vibrazioni che in alcuni casi hanno spinto i residenti a scendere in strada per paura di un terremoto e continui allagamenti. Accade a Roma, nell'area archeologica del Circo Massimo, messa a dura prova ormai da 5-6 anni dai grandi eventi. A denunciare all'Adnkronos una situazione che desta "grande preoccupazione" è Enrico Barbieri, vicepresidente dell'associazione Amici dell'Aventino, dopo le foto circolate nei giorni scorsi che ritraevano il Circo Massimo trasformato in un'area tir, questa volta in vista dei concerti di Cesare Cremonini. "Da circa 5-6 anni – prosegue Barbieri – è cominciato un uso più frequente del Circo Massimo per i grandi eventi della Capitale. Nonostante le rassicurazioni, noi siamo sempre stati preoccupati. Finché non si arriva al 2023, al concerto di Travis Scott (che si è tenuto il 7 agosto, ndr.), che lasciò tutti quanti inorriditi e sbalorditi, con la gente che si riversò per strada pensando fosse un terremoto: c'erano i lampadari, e addirittura alcune case, che si muovevano". Evento che, ricorda il vicepresidente, "fu registrato anche dai sismometri dell'Ingv, distanti 9 chilometri dall'arena. Già nel 2019 (il 7 settembre, ndr.), con il concerto dei The Giornalisti, emerse da uno studio che i sensori della Torre della Moletta (che si trova dal lato di via delle Terme di Caracalla, dalla parte opposta rispetto a dove solitamente viene montato il palco dei concerti, ndr.) avevano registrato il limite massimo di vibrazioni tollerabili dal monumento. E quello dei The Giornalisti non era un concerto grande come quelli che sono seguiti. Tuttavia, quello che doveva essere un monito per l'amministrazione cittadina, è stato trascurato". Tutta l'area dell'Aventino poi, ricorda Barbieri "è notoriamente una zona a rischio idrogeologico, perché poggia su cavità che sono o ex cave di pozzolana o anche siti archeologici ipogei. Zona che ha in sé parte del patrimonio Unesco di Roma, monumenti, siti archeologici ipogei in superficie, abitazioni civili, che già hanno avuto problemi in passato, ci sono state già voragini, i cosidetti sinkhole… E, sulla base di tutto ciò, cosa si è deciso? Di fare non solo più concerti, ma di farli sempre più potenti. C'è stato un menefreghismo bello e buono, nonostante tutti gli studi che sono stati fatti e gli avvertimenti che sono stati ricevuti". Inoltre i "tanti addetti ai lavori sostengono che i sempre più frequenti allagamenti del Circo Massimo sono dovuti alla compressione dell'argilla degli strati sotterranei – spiega – In un'area dove peraltro è possibile siano presenti reperti. Argilla che viene quindi compressa dal peso dei tir e anche della folla. Con il tempo, l'acqua ha cominciato ad avere difficoltà a defluire e quando piove rimane anche per 10 giorni e non evapora. Tutto accade soprattutto nella parte centrale e verso via dell'Ara Massima di Ercole, verso il Lungotevere, dove si concentrano sia i tir sia la folla, sia il palco dei concerti".
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Circo Massimo, la protesta dei residenti: “Troppi concerti, area a rischio tra tir e vibrazioni”

