Mondiali 2026, negli Usa i tifosi credono al ‘miracolo’ ma due terzi degli americani snobbano il torneo

Negli Stati Uniti in molti non hanno dubbi: la nazionale americana di calcio farà strada ai Mondiali di calcio 2026 e, addirittura, potrebbe vincerli. La sensazione è diffusa tra una buona fetta dei fan a stelle e strisce – uno su cinque – che vede questo sport tornare in pompa magna nel Paese dopo più di trent’anni. I watch party sono quasi tutti sold out per le partite della USMNT (la nazionale maschile) da Washington a Los Angeles, mentre sui social imperversano appassionati che, nelle pagine di sport come quella di The Athletic, scrivono con confidenza: "Perché non noi?".  La squadra stessa, capitanata dal milanista Christian Pulisic, crede sinceramente che un cammino storico sia possibile. L’allenatore Mauricio Pochettino ha esortato l'ambiente a credere in una sorta di nuovo "Miracolo sul ghiaccio" (lo storico trionfo olimpico dell'hockey USA nel 1980), dichiarando: "Dobbiamo credere di poter vincere, non solo una partita, ma l'intero Mondiale. Vogliamo che i giocatori inizino fin dal primo giorno coltivando grandi sogni… Nessuno considera gli Stati Uniti tra i favoriti".  Una campagna pubblicitaria di Fox Sports, chiamata “Miracle”, ha già immaginato l’impossibile: gli Stati Uniti che vincono il torneo in finale contro il Brasile, grazie a un gol all'ultimo secondo di Christian Pulisic direttamente da calcio d'angolo. Certo, meglio non raccontarlo ai bookmakers ed esperti internazionali che considerano la USMNT una sfavorita con quote molto alte (60 a 1). La probabilità di vittoria è inferiore all'1,5% per i modelli statistici. Secondo Nelson Vignolles, ex vicedirettore di Fox Sports Spanish, gli statunitensi hanno fatto un pre-mondiale poco incoraggiante, vincendo di misura con il Senegal e perdendo con la Germania. “Molti esultavano per aver perso solo 1-2 contro i tedeschi”, afferma Vignolles ad Adnkronos. “In Sud America sono tutti convinti che il girone degli Usa lo vincerà facilmente il Paraguay”.  Un sondaggio pubblicato dal sito Espn rivela che la maggior parte dei tifosi realistici punta sul raggiungimento degli ottavi di finale (20%) o dei quarti di finale (18%), risultati in linea con lo storico della squadra. Mentre c’è un dato che stride con l’atmosfera che si respira nel Paese con questo mondiale: secondo l'ultimo sondaggio ufficiale del Pew Research Center, ben il 66% degli americani dichiara che non seguirà affatto la competizione. Tuttavia, l’ottimismo resta alto e nasce da un mix di fattori come il vantaggio di giocare in casa, la guida di un allenatore di alto profilo, una rosa sempre più ricca di talenti e una cultura sportiva da sempre fiduciosa nei propri mezzi. L'ingaggio dell'allenatore di fama internazionale Mauricio Pochettino, ad esempio, ha trasformato radicalmente la mentalità interna della squadra. A differenza dei tecnici precedenti, che puntavano su progressi graduali, Pochettino ha chiesto pubblicamente una mentalità vincente, orientata al titolo. “Pochettino cita spesso l'impresa storica del Marocco, arrivato in semifinale nel 2022, come prova che le squadre sfavorite possono ribaltare i pronostici se rifiutano di porre limiti alle proprie ambizioni”, sostiene Fernando Fiore, conduttore televisivo e autore argentino, da anni negli Stati Uniti, dove ha lavorato di recente come commentatore della Major Soccer League.  Ma c’è un altro fattore, spiega Fiore all'Adnkronos: il vantaggio casalingo. In qualità di paese ospitante principale della Coppa del Mondo 2026, gli Stati Uniti giocheranno le partite della fase a gironi davanti a folle oceaniche ed entusiaste in città come Los Angeles e Seattle. “Storicamente, giocare in casa offre un notevole vantaggio statistico nel calcio. Inoltre, dato che gli USA ospiteranno 78 delle 104 partite del torneo — incluse tutte le gare dai quarti di finale in poi — potranno contare su un vantaggio geografico e di tifo anche nelle fasi avanzate della competizione, qualora dovessero qualificarsi”, afferma Fiore. Ci sono altri fattori che menziona Fiore, ad esempio, una rosa cresciuta nei migliori campionati europei. A livello di giocatori, è oggettivamente la squadra più competitiva e ricca di talento che gli Stati Uniti abbiano mai schierato. Il nucleo della rosa non gioca più esclusivamente nei campionati nazionali; ben 17 dei 26 giocatori convocati militano in club europei di alto livello. Stelle come Christian Pulisic (Milan) e Weston McKennie (Juventus) competono regolarmente in contesti d'élite, il che significa che la squadra non soffre più di complessi di inferiorità quando affronta le grandi potenze calcistiche mondiali. Un altro fattore è il sorteggio, essendo uno dei paesi ospitanti, che ha posto gli Usa nel gruppo D insieme a Paraguay, Australia e Turchia, evitando completamente i tradizionali "gironi della morte".  I tifosi vedono una strada chiara non solo per passare il turno, ma per vincere il girone, assicurandosi così un sorteggio potenzialmente favorevole nei nuovi sedicesimi di finale. Tuttavia Nelson Vignolles ribadisce che, all’atto pratico, il girone sarà più duro di quello che sembra sulla carta: “Il Paraguay non è un top team sudamericano, ma è sempre un cliente ostico. La Turchia del vostro Vincenzo Montella è stata una sorpresa durante le qualificazioni europee, mentre l’Australia è sempre l’Australia. Sono grandi, grossi e fallosi. Gli Stati Uniti potrebbero vincerle tutte e tre, come potrebbero perderle”.  Sebbene il sondaggio del Pew Research riveli che solo il 7% circa degli americani prevede con sicurezza una vittoria degli USA, la comunità calcistica – molto attiva e appassionata – fa propria quella caratteristica tutta americana descritta dal giocatore Weston McKennie: la capacità di "farsi valere e rispondere presente nelle grandi occasioni". Un sondaggio approfondito di YouGov mostra una dinamica diversa. Se si isolano solo i cittadini che si definiscono "appassionati di calcio", la percentuale di chi crede nel miracolo della vittoria statunitense sale al 22%, ovvero un tifoso americano su cinque. Giocatori come Tyler Adams hanno dichiarato apertamente di voler andare oltre qualsiasi altra squadra statunitense nella storia, puntando a "battere una big" sulla scena mondiale. La cultura sportiva americana affonda le radici nell'eccezionalismo e nel rifiuto di accettare il ruolo di sfavoriti. Ciononostante, il risveglio da questo “sogno” calcistico potrebbe essere molto duro per i fan a stelle e strisce. Allo stesso tempo, come afferma Fernando Fiore: “Sognare, alla fine, non costa nulla”. (di Iacopo Luzi) 
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