Un’ambiziosa ricerca internazionale, con l’Università di Macerata nel ruolo di fulcro, si appresta a riscrivere la narrazione del patrimonio culturale europeo e africano, delineando un percorso che abbraccia dall’Adriatico alle coste dell’Oceano Indiano, con particolare attenzione al bacino del Mediterraneo.
Il progetto Circe, finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Horizon Europe – Marie Skłodowska-Curie con un contributo di oltre 800.000 euro, si propone di affrontare la delicata questione del patrimonio culturale “controverso”, una categoria complessa che include monumenti, opere d’arte, iconografie e tradizioni ancora oggi carichi di tensioni e reinterpretazioni.
Questi elementi del patrimonio non sono semplici testimonianze del passato, ma potenti catalizzatori di dibattito, spesso legati a conflitti storici latenti, a marginalizzazioni sociali e a rappresentazioni che perpetuano stereotipi e discriminazioni.
Il progetto Circe si discosta da una visione univoca e celebrativa del patrimonio, per interrogarsi criticamente sulle storie che esso racconta, affrontando il disagio e la problematicità impliciti in opere che, ad esempio, raffigurano gruppi etnici o religiosi in modi offensivi, o che narrano di periodi di dominazione, schiavitù e persecuzioni.
L’esempio emblematico, presente anche nel territorio maceratese con la Madonna del Rosario di Petriolo, incarna la complessità di questa riflessione: la presenza di schiavi turchi incatenati ai piedi della Madonna solleva interrogativi profondi sulle dinamiche di potere e sulle rappresentazioni del “altro” nel contesto storico specifico.
Guidato dal professor Giuseppe Capriotti, esperto di storia dell’arte moderna, il progetto Circe estende la sua indagine a un arco temporale che va dal Medioevo alla prima età moderna, focalizzandosi sulle presenze ebraiche, musulmane e nere nelle regioni che costeggiano il Mediterraneo e l’Oceano Indiano.
L’approccio è multidisciplinare e intersettoriale, grazie alla collaborazione di un consorzio internazionale che coinvolge istituzioni di ricerca, associazioni artistiche e culturali, e imprese sociali provenienti da diversi paesi.
Oltre all’Università di Macerata, partecipano l’UNED di Madrid, le università di Spalato e Genova, l’Università di Tunisi e la Pwani University di Kilifi in Kenya, l’associazione croata Hulu, il collettivo artistico Africa Nomads Art Space, la società Approdi di Rimini e l’associazione Mdinti, che opera nella medina di Tunisi.
Il progetto, che prevede mobilità di ricercatori tra i diversi centri di ricerca, mira a sviluppare strumenti innovativi per la comprensione e la gestione del patrimonio culturale controverso.
Tra questi, un atlante tematico che mappa le presenze e le narrazioni problematiche, e un glossario multilingue che ne faciliti l’interpretazione e la condivisione.
Altrettanto importante è lo sviluppo di percorsi di formazione professionale destinati agli operatori del settore, con l’obiettivo di promuovere un approccio più consapevole e inclusivo nella valorizzazione del patrimonio, favorendo il dialogo interculturale e la riconciliazione.
La ricerca culminerà in un’analisi approfondita del patrimonio coloniale lungo la costa dell’Oceano Indiano, contribuendo a una rilettura critica del passato e a una costruzione di futuri più equi e pacifici.









