La vicenda di Franco, un sessantenne residente a Senigallia, incarna una drammatica spiazzatura del sistema sanitario italiano, un campanello d’allarme che risuona sempre più forte nelle Marche e in altre regioni.
L’uomo, afflitto da un tumore invalidante che gli rende arduo mantenere la posizione seduta, si è trovato costretto ad attendere per oltre otto ore, in condizioni di sofferenza fisica e psicologica, prima di ricevere una barella in un pronto soccorso pubblico.
La testimonianza della moglie, Cecilia, è un grido di disperazione non solo per la sua persona, ma per tutti coloro che, quotidianamente, si trovano ad affrontare le stesse difficoltà.
La donna, scegliendo di accompagnare il marito senza l’ausilio di un’ambulanza, ha assistito in prima persona alla lentezza burocratica e alla carenza di personale che caratterizzano l’accoglienza ai pazienti in emergenza.
La sua rabbia è palpabile, alimentata dalla consapevolezza di un sistema al collasso, dove il diritto alla cura si scontra con una realtà fatta di tagli, sottorganico e procedure farraginose.
L’attesa protrattasi per ore, l’impossibilità di trovare una posizione adeguata, costringendo l’uomo a sdraiarsi su una coperta improvvisata, rappresentano una profonda lesione alla dignità umana.
La lentezza nell’esecuzione di esami di routine, come l’inserimento di un catetere o l’ecografia, sottolinea un’organizzazione inefficiente e una gestione delle risorse insufficiente.
La flebo applicata in una condizione di estrema vulnerabilità, in attesa di una barella, amplifica il senso di abbandono e frustrazione.
La vicenda non è un caso isolato, ma un sintomo di un malessere più ampio che affligge il sistema sanitario nazionale.
Paolo Battisti, ex consigliere comunale, evidenzia come il personale ospedaliero, nonostante l’impegno profuso, operi in condizioni di estrema difficoltà, penalizzato dalla carenza di risorse strumentali, come le TAC, e dalla mancanza di figure professionali chiave, come il primario del pronto soccorso.
L’indizione di un concorso per questa posizione cruciale appare inevitabile, ma rappresenta solo un tassello di un mosaico più complesso.
La crisi attuale non è riconducibile solo a una questione di personale, ma riflette una più profonda riflessione sulla programmazione sanitaria, sulla distribuzione delle risorse e sulla necessità di ripensare l’organizzazione dei servizi.
L’episodio di Franco sollecita una riflessione urgente sulla priorità della tutela della salute come diritto fondamentale, e sulla necessità di garantire un accesso equo e tempestivo alle cure, senza discriminazioni né lunghe attese che mettono a rischio la vita e la dignità dei pazienti.
È imperativo che le istituzioni e i responsabili politici ascoltino queste voci di sofferenza e agiscano con decisione per restituire al sistema sanitario la sua capacità di rispondere efficacemente ai bisogni della collettività.








