La recente pronuncia del Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche che aveva precocemente interrotto la stagione venatoria dedicata alla beccaccia e ai turdidi, restituendo respiro alla gestione faunistica regionale.
La decisione, comunicata dall’Assessore regionale con delega alla caccia, Giacomo Bugaro, apre la strada alla ripresa delle attività previste dal calendario venatorio originario, fissato per il 31 gennaio come termine ultimo per l’esercizio della caccia a queste specie.
Il Consiglio di Stato, nel suo esame, ha giudicato pienamente legittime le scelte della Giunta regionale, sottolineando la coerenza e la motivazione tecnica che le hanno informate.
Questo riconoscimento costituisce un elemento cruciale, poiché convalida l’approccio metodologico seguito dagli amministratori regionali nell’elaborazione del calendario venatorio.
Di particolare rilevanza è la presa in considerazione del parere del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale.
Questo organo, espressione del Ministero competente e composto da un panel di specialisti in ambito faunistico e ambientale, aveva espresso un parere positivo nei confronti del calendario venatorio marchigiano, giudicandolo compatibile con gli obiettivi di conservazione delle specie interessate.
L’importanza di questo parere risiede nel suo peso autorevole, frutto di una valutazione approfondita che tiene conto di dati scientifici, monitoraggi faunistici e dinamiche ecologiche.
La ripresa della caccia, ora formalmente consentita, permette di proseguire con le modalità e i tempi stabiliti dal calendario regionale, garantendo agli operatori del settore la possibilità di esercitare un’attività regolamentata e controllata.
Tuttavia, è fondamentale sottolineare che questa decisione non esclude la necessità di un monitoraggio costante delle popolazioni di beccaccia e turdidi, al fine di adattare la gestione faunistica alle evoluzioni ambientali e alle fluttuazioni demografiche delle specie.
La sostenibilità della caccia, infatti, dipende da un equilibrio dinamico tra le esigenze degli operatori e la tutela del patrimonio faunistico regionale.
L’episodio evidenzia, inoltre, la complessità della gestione delle risorse naturali, che richiede un dialogo costruttivo tra istituzioni, esperti e portatori di interesse, per trovare soluzioni condivise che concilino sviluppo economico e conservazione ambientale.
La questione solleva anche interrogativi più ampi sulla governance della fauna selvatica, l’importanza del parere tecnico e l’equilibrio tra interessi contrapposti.









