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Licenze di pesca in Marche: scontro tra Regione e Ministero

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La vicenda delle licenze di pesca nelle Marche si configura come un nodo complesso, intrecciando questioni di competenza amministrativa, normative europee e statali, e le ripercussioni concrete su un settore economico locale.

L’ultima escalation, denunciata dal consigliere regionale del Partito Democratico, Maurizio Mangialardi, svela un persistente conflitto tra la giunta Acquaroli e le prerogative ministeriali in materia di regolamentazione della pesca.

Al centro della disputa vi è il Regolamento regionale 6/2009, relativo alla pesca dei molluschi bivalvi, in particolare alle vongole.

Il suo iter, costellato di proroghe, ha generato un contenzioso che coinvolge venticinque imbarcazioni di San Benedetto del Tronto, le quali, di fatto, operano al di fuori del compartimento di iscrizione.

Questa anomalia non è una mera irregolarità burocratica, ma una violazione dei principi cardine che governano la pesca comunitaria, sanciti sia dal diritto europeo che dalla legislazione nazionale.
Le normative impongono che le imbarcazioni possano esercitare la pesca di molluschi bivalvi esclusivamente all’interno del compartimento in cui sono registrate, garantendo così una gestione sostenibile delle risorse marine e prevenendo sovrasfruttamento.
La giunta regionale, con le ripetute proroghe, sembra aver ignorato queste disposizioni, creando una situazione di incertezza e disparità di trattamento.
La promessa, fatta in data dicembre 2020, di una soluzione definitiva e di una singola proroga è rimasta disattesa, alimentando frustrazione e preoccupazione tra gli operatori del settore.
L’inizio della dodicesima legislatura non ha portato a un cambiamento significativo, lasciando inalterata la problematica.
La denuncia di Mangialardi sottolinea anche l’ingiustizia che colpisce il Consorzio Co.Ge.

Vo.

di Ancona, il quale aveva formalmente contestato la situazione con una diffida alla Regione.

Il Consorzio, rappresentativo di una parte significativa del settore, si trova a dover fronteggiare una situazione di forte squilibrio, con ripercussioni dirette sulla sua attività e sulla sua credibilità.

L’esasperazione degli operatori, chiaramente espressa, testimonia la gravità del problema e l’urgenza di una soluzione che rispetti le normative vigenti e garantisca la parità di condizioni per tutti gli attori coinvolti.

La questione, lungi dall’essere una semplice gestione burocratica, si rivela un campanello d’allarme sulla necessità di una governance più trasparente e responsabile nella gestione delle risorse ittiche regionali, in linea con gli obblighi internazionali e le aspettative del settore.

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