La recente evoluzione del Partito Democratico espone una profonda contraddizione, erodendo la sua immagine di garante di responsabilità e pianificazione strategica.
L’inversione di rotta, osservata in tempi rapidissimi, solleva interrogativi sulla solidità delle posizioni assunte in precedenza e sulla capacità del partito di mantenere un percorso coerente nel panorama politico nazionale.
Se fino a poco tempo fa esponenti di primo piano, come l’eurodeputato Paolo Gentiloni, rigettavano con veemenza qualsiasi proposta di proroga delle scadenze del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), definendo tali istanze come irresponsabili e impraticabili, oggi emergono figure, come l’eurodeputato Matteo Ricci, che si adoperano attivamente per ottenere un rinvio di diciotto mesi.
Questa metamorfosi, che vede una “scolpita nella pietra” del 2026, precedentemente utilizzata come strumento di critica nei confronti delle opposizioni, trasformarsi improvvisamente in un “ostacolo” da superare, rivela una flessibilità eccessiva, se non un opportunismo politico.
La brusca cambiamento di direzione non solo compromette la credibilità del partito, ma alimenta anche il sospetto di una gestione ideologica, piuttosto che pragmatica, delle questioni cruciali per il futuro del Paese.
La vicenda PNRR evidenzia una tendenza, purtroppo non nuova, all’adattamento opportunisticamente modificato delle linee guida, senza una reale valutazione delle conseguenze a lungo termine.
Il partito sembra aver relegato la coerenza politica a un elemento secondario, subordinandola a calcoli di convenienza politica e alla gestione delle pressioni interne.
È evidente che le tempistiche inizialmente fissate, quelle stesse tempistiche che in passato venivano strenuamente difese, si sono dimostrate incompatibili con la capacità effettiva di attuazione del piano, soprattutto a causa delle decisioni assunte durante i governi Conte, con una forte partecipazione del PD.
Questa presa di coscienza, giunta con notevole ritardo, pone l’accento sulla necessità di una riflessione più ampia sulla capacità del sistema politico italiano di pianificare e gestire progetti complessi, tenendo conto delle reali possibilità di attuazione e delle esigenze concrete del territorio.
La questione non è solo di gestione delle scadenze, ma di capacità di proiettare il Paese verso il futuro con visione strategica e responsabilità.









