Il Piceno si trova di fronte a una sfida cruciale: superare una visione reattiva della sicurezza e abbracciare un approccio proattivo e integrato.
Non si tratta semplicemente di ristabilire l’ordine, ma di costruire un tessuto sociale resiliente e coeso, capace di prevenire la marginalizzazione e l’illegalità.
Questa necessità emerge con urgenza alla luce delle recenti vicende che hanno turbato Ascoli e San Benedetto del Tronto, eventi che sono sintomi di un disagio più profondo.
La sicurezza, lungi dall’essere un mero strumento di propaganda politica, è un diritto inalienabile, un presupposto fondamentale per una convivenza civile serena e per lo sviluppo economico e sociale del territorio.
Affrontare la questione con onestà intellettuale e pragmatismo non equivale a cedere a semplificazioni razziste o xenofobe, bensì a voler comprendere le dinamiche sottostanti ai fenomeni criminali e sociali, per poterle governare con efficacia.
L’analisi dei dati e la reale percezione della popolazione rivelano sacche di disagio che si manifestano attraverso comportamenti devianti.
In questi contesti, è imperativo implementare percorsi di integrazione non solo orientati all’assistenza, ma anche improntati a una rigorosa osservanza delle regole e dei valori condivisi.
Un’integrazione efficace implica la promozione di un senso di responsabilità e di appartenenza alla comunità.
Costruire una comunità sicura significa investire nell’educazione, nella promozione di opportunità formative e lavorative, e nella valorizzazione del patrimonio culturale e identitario.
La sicurezza non si ottiene con slogan vuoti o soluzioni d’emergenza, ma con un impegno costante e strutturale.
L’invocazione a un “pugno duro” rischia di essere sterile se non accompagnata da risorse adeguate.
I tagli subiti negli ultimi anni dagli organici delle forze dell’ordine e dalla carenza di finanziamenti per commissariati e tribunali dei minori hanno compromesso la capacità di risposta del sistema.
Un aumento delle pattuglie sul territorio è necessario, ma solo se supportato da un rafforzamento delle infrastrutture giudiziarie e sociali.
La mera repressione, se disgiunta da investimenti a lungo termine, rappresenta una soluzione parziale e temporanea, che non affronta le cause profonde del problema.
È fondamentale creare sinergie tra Prefettura, comuni, forze dell’ordine, scuole, associazioni e servizi sociali, promuovendo una cultura della legalità e del rispetto delle regole.
Il futuro del Piceno dipende dalla nostra capacità di trasformare la sicurezza in un progetto collettivo, fondato sulla solidarietà, sulla responsabilità e sulla visione di un futuro più giusto e prospero per tutti.







