L’emergere di preoccupazioni per la sicurezza urbana, attualmente al centro del dibattito politico nelle Marche, solleva interrogativi complessi e richiede un’analisi più approfondita delle politiche migratorie implementate negli anni passati.
L’attuale ondata di allarme, e la conseguente reazione politica, appaiono come un’inversione di rotta rispetto a posizioni precedentemente sostenute, creando un cortocircuito nella narrazione pubblica.
La critica mossa dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea Putzu, evidenzia come le denunce relative a una gestione disordinata dei flussi migratori e al suo impatto sulla sicurezza urbana siano state a lungo liquidate come allarmismo o, peggio, come espressione di pregiudizi razziali.
Questa percezione, oggi, si scontra con una realtà tangibile che impone una revisione critica delle strategie adottate.
Il modello di integrazione promosso, caratterizzato da un approccio assistenzialista e una prevalenza di interventi di accoglienza indiscriminata, ha prodotto conseguenze indesiderate.
La marginalizzazione sociale, l’assenza di un quadro normativo chiaro e la proliferazione di aree urbane non controllate hanno favorito l’insediamento di dinamiche criminali e alimentato un senso di insicurezza diffuso tra la popolazione.
L’emergere di episodi di violenza, spesso perpetrati da individui migranti irregolari o di seconda generazione, rappresenta la tragica conseguenza di un fallimento sistemico.
L’integrazione, lungi dall’essere un processo lineare e pacifico, si è rivelata una sfida complessa, aggravata da una mancanza di risorse dedicate a programmi di formazione professionale, all’inclusione lavorativa e alla promozione del dialogo interculturale.
L’assenza di politiche attive di inserimento sociale ha contribuito a creare un circolo vizioso di esclusione e marginalità, favorendo l’emarginazione e la vulnerabilità.
Le azioni intraprese dal governo Meloni, volte a rafforzare i controlli alle frontiere, ad aumentare il personale delle forze dell’ordine e a intensificare la presenza dello Stato nei luoghi più sensibili, rappresentano un tentativo di rispondere all’emergenza sicurezza.
Tuttavia, è fondamentale che queste misure siano accompagnate da un approccio integrato, che tenga conto delle cause profonde del fenomeno migratorio e che promuova l’inclusione sociale dei migranti già presenti sul territorio.
La proposta del centro migranti in Albania, pur suscitando controversie, si pone come un tentativo di affrontare il problema dell’immigrazione irregolare in modo innovativo, alleggerendo la pressione sulle strutture di accoglienza italiane e disincentivando i viaggi pericolosi attraverso il Mediterraneo.
La sua realizzazione, tuttavia, richiede una cornice giuridica chiara e un consenso politico ampio, al fine di garantire il rispetto dei diritti umani e la cooperazione internazionale.
La sicurezza urbana non può essere ridotta a un mero slogan politico o a una questione di ordine pubblico.
È un diritto fondamentale, un presupposto essenziale per il benessere e lo sviluppo di una società democratica.
La sua tutela richiede un impegno collettivo, una visione strategica a lungo termine e una politica migratoria equilibrata, che coniughi fermezza nel contrasto all’illegalità e accoglienza responsabile per chi cerca protezione e opportunità.
La fragilità dei cittadini più vulnerabili è intrinsecamente legata alla capacità dello Stato di garantire loro un ambiente sicuro e inclusivo.







