L’inaugurazione del secondo blocco dello studentato “Libertas” di Ancona solleva interrogativi profondi sulla direzione intrapresa dalle politiche abitative dedicate agli studenti fuori sede nelle Marche.
Lungi dall’essere una risposta strutturale all’emergenza abitativa, il modello adottato sembra tradire i principi fondamentali del diritto allo studio e l’accesso equo alle risorse.
La realtà, che contrasta con la comunicazione ufficiale, è che su 46 nuovi posti letto disponibili, una quota limitata, solo 14, risulta convenzionata con l’Ente Regionale per il Diritto allo Studio (ERDS).
Questo significa che la stragrande maggioranza degli alloggi – ben 32 – viene destinata al mercato privato, con conseguenze dirette sull’accessibilità per gli studenti provenienti da famiglie con reddito più basso.
La denominazione di “affitto calmierato” per questi ultimi 32 posti letto si rivela fuorviante.
Con canoni di 300 euro per una stanza doppia e 400 euro per una singola, si collocano significativamente al di sopra della media dei prezzi praticati sul territorio.
Questa discrepanza è ulteriormente aggravata dalla normativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che impone una riduzione minima del 15% rispetto ai valori di mercato.
La situazione si fa ancora più critica se si considera che, secondo i dati immobiliari locali, il costo medio mensile per una stanza singola ad Ancona si aggira intorno ai 260 euro.
L’associazione studentesca Gulliver – Sinistra Universitaria ha giustamente sottolineato questo aspetto, evidenziando una contraddizione tra le promesse di accessibilità e la realtà dei costi applicati.
L’interrogazione presentata dal consigliere regionale di Avs, Andrea Nobili, pone con urgenza il tema del ruolo della società Jhs s.
r.
l.
, soggetto privato che ha realizzato il complesso studentesco in collaborazione con il settore pubblico, avvalendosi di finanziamenti del PNRR originariamente destinati all’housing sociale.
È fondamentale analizzare a fondo se questo modello di partnership, che privilegia l’iniziativa privata, sia realmente compatibile con le esigenze di una città come Ancona, afflitta da una cronica emergenza abitativa.
Inoltre, è essenziale considerare il vincolo temporale di 12 anni previsto dalla legge, che potrebbe portare alla trasformazione delle strutture in residenze non studentesche, compromettendo in modo irreversibile le politiche pubbliche dedicate al diritto allo studio.
Il silenzio assordante del Comune di Ancona e dell’assessore con delega all’Università alimenta ulteriormente i dubbi e l’inquietudine.
L’aumento dei posti letto è certamente auspicabile, ma non può essere percepito come una soluzione definitiva se non accompagnato da un impegno concreto a garantire l’accessibilità economica e la sostenibilità nel tempo.
Confondere il diritto allo studio con una mera offerta immobiliare regolata, inoltre, banalizza un diritto costituzionale fondamentale e rischia di creare false aspettative, lasciando gli studenti più vulnerabili di fronte a un mercato immobiliare sempre più competitivo.

