La Zona Economica Speciale (Zes) marchigiana, concepita come motore di crescita e riequilibrio territoriale, rischia di cristallizzare disparità preesistenti se la sua implementazione non sarà guidata da una visione strategica inclusiva.
La recente mozione presentata dalla consigliera regionale Micaela Vitri, pur non avendo trovato accoglimento nell’Assemblea legislativa, solleva un interrogativo cruciale: come garantire che i benefici derivanti dalla Zes siano equamente distribuiti su tutto il territorio regionale, evitando la creazione di un divario tra i comuni “zona A”, direttamente inclusi nei perimetri agevolati, e quelli “zona C”, esclusi da tali misure.
L’analisi presentata dalla consigliera Vitri rivela una distribuzione tutt’altro che omogenea.
La provincia di Pesaro e Urbino, in particolare, si trova in una condizione di svantaggio significativo, con solo il 4% dei comuni che potranno accedere ai benefici del credito d’imposta.
Questo dato contrasta nettamente con le percentuali più elevate registrate nelle altre province: 28% ad Ancona, 87% a Macerata, 77% a Fermo e ben il 91% ad Ascoli Piceno.
Questa disomogeneità non è un mero dettaglio tecnico, ma riflette una potenziale distorsione dello sviluppo regionale.
L’esclusione di una quota considerevole di comuni dalla platea dei beneficiari rischia di accentuare le fragilità economiche di queste aree, generando frustrazione e alimentando un senso di ingiustizia.
La Zes, nata per colmare lacune e promuovere la crescita diffusa, potrebbe involontariamente innescare una competizione malsana tra comuni all’interno delle stesse province, compromettendo la coesione territoriale.
La richiesta avanzata dalla consigliera Vitri alla Giunta Acquaroli non è un atto di opposizione, ma un appello a una maggiore lungimiranza e responsabilità.
È necessario intervenire con misure correttive e di compensazione, finalizzate a garantire che anche i comuni esclusi dalla “zona A” possano fruire di opportunità di sviluppo.
Questo implica non solo la revisione dei criteri di inclusione, ma anche l’implementazione di politiche attive di sostegno, come incentivi all’investimento, formazione professionale e semplificazione burocratica, mirate a contrastare la marginalizzazione e favorire l’integrazione di queste aree nel sistema economico regionale.
La sfida che si pone alla Giunta Acquaroli è quindi quella di trasformare la Zes da strumento di agevolazione localizzata a vero e proprio motore di sviluppo regionale, capace di generare crescita, occupazione e benessere per tutti i marchigiani, senza lasciare indietro nessuno.
Un approccio inclusivo e strategico è essenziale per evitare che la Zes si riveli un’occasione mancata e un fattore di ulteriore disuguaglianza.
La provincia di Pesaro e Urbino, in particolare, merita una particolare attenzione e un sostegno mirato, per superare lo svantaggio iniziale e contribuire attivamente alla crescita complessiva della regione.








