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Bianco: Le riprese si chiudono tra le vette dell’Alto Adige

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Il sipario sulle riprese di “Bianco”, l’ambizioso progetto cinematografico di Daniele Vicari, si è finalmente chiuso tra le vette maestose dell’Alto Adige, coronando un viaggio intenso e impegnativo che ha ricostruito una delle più drammatiche imprese dell’alpinismo italiano.
Il film, interpretato da Alessandro Borghi nel ruolo iconico di Walter Bonatti, si propone di esplorare la complessità umana e l’imperscrutabilità della natura durante la disastrosa spedizione al Pilone Centrale del Frêney, una sfida titanica nel cuore del massiccio del Monte Bianco.
L’opera non si limita a una mera trasposizione narrativa del racconto “Frêney 1961 – La tempesta sul Monte Bianco” di Marco Albino Ferrari, ma ambisce a un’analisi approfondita della psicologia di Bonatti e dei suoi compagni di cordata, Andrea Oggioni e Roberto Gallieni, catapultati in un incubo di roccia, ghiaccio e silenzio.

La ricostruzione storica, curata nei minimi dettagli, ha visto l’utilizzo di location autentiche, restituendo l’atmosfera rarefatta e ostile del Flambeau, della Fourche, del Peuterey e dei pressi del Pilone Centrale, una parete rocciosa verticale di oltre 800 metri che incute timore e rispetto.
Le riprese a Roma, pur necessarie per la narrazione, appaiono quasi come un contrappunto alla crudezza e all’isolamento delle vette alpine.

“Bianco” si inserisce in un panorama cinematografico sempre più attento a raccontare storie di resilienza e coraggio, con un occhio di riguardo all’importanza del patrimonio culturale e naturalistico italiano.
Il sostegno di istituzioni come la Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste, il rinomato Club Alpino Italiano, e il patrocinio dei Comuni di Courmayeur e Chamonix, sottolinea il valore dell’iniziativa, che non solo mira a intrattenere il pubblico, ma anche a sensibilizzare sulle sfide dell’alpinismo e sulla necessità di un approccio responsabile verso l’ambiente montano.
Il film promette di essere un’esperienza visiva e emotiva potente, un’esplorazione del limite umano di fronte alla grandiosità e all’implacabilità della natura, e un omaggio a una figura complessa e controversa come Walter Bonatti, alpinista leggendario e uomo tormentato.

L’attesa per l’uscita nelle sale è palpabile, alimentata dalla promessa di un racconto intenso e suggestivo, capace di interrogare lo spettatore sulle scelte, le responsabilità e i confini della passione umana.

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