Il dibattito sulla crisi abitativa e l’impatto delle locazioni turistiche brevi sembra relegato ai margini dell’agenda politica nazionale, alimentando la frustrazione di categorie come l’Unione Piccoli Proprietari Immobiliari della Valle d’Aosta, che critica aspramente la manovra di bilancio 2026.
L’associazione lamenta l’assenza di interventi concreti per mitigare il problema del caro affitti, un’emergenza che affligge non solo la Valle d’Aosta, ma l’intero Paese.
La legge di bilancio, a detta dell’UPPI, si rivelerà un documento dimenticabile per la sua inefficacia nel promuovere l’accesso alla casa.
L’assenza di misure incisive penalizza diversi fronti cruciali: l’incentivazione di contratti di locazione a canoni agevolati, un fattore determinante per favorire l’affittare abitazioni a lungo termine; la stagnazione delle ristrutturazioni edilizie, un volano per la riqualificazione del patrimonio immobiliare e la sua riconversione in alloggi residenziali; la paralisi dell’efficientamento energetico, essenziale per ridurre l’impatto ambientale e i costi per gli inquilini; l’indifferenza verso le difficoltà abitative degli studenti universitari, una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile.
Un elemento particolarmente contestato è l’inasprimento delle normative sugli affitti brevi, con l’introduzione del regime del reddito d’impresa e l’obbligo di apertura della partita IVA per la terza casa destinata a questo scopo.
Questa decisione, giudicata penalizzante e illogica, ignora le implicazioni pratiche per i dipendenti pubblici e i professionisti, spesso soggetti a incompatibilità con l’esercizio di un’attività imprenditoriale.
La precedente soglia, fissata alla quinta abitazione, garantiva una certa flessibilità ai proprietari, mentre la riduzione al terzo immobile rischia di soffocare l’iniziativa privata, incrementare la burocrazia e generare un gettito fiscale irrisorio.
L’associazione teme che questa misura, volta a combattere il cosiddetto “overturism”, si riveli controproducente, innescando una spirale negativa: una diminuzione del turismo nelle aree montane, una riduzione del reddito familiare, un aumento delle abitazioni disabitate e un incremento dell’evasione fiscale, spingendo i proprietari verso il mercato nero degli affitti.
Si prospetta uno scenario di impoverimento economico e sociale, con un impatto negativo sul tessuto territoriale e sulla qualità della vita.
L’UPPI sottolinea che la vera soluzione alla crisi abitativa richiede un approccio più ampio e strutturale, che coinvolga politiche di sostegno alla costruzione di nuove abitazioni, agevolazioni fiscali per i proprietari disposti a concedere affitti a lungo termine, semplificazione delle procedure burocratiche e incentivi all’efficientamento energetico del patrimonio esistente.
Invece, la manovra di bilancio 2026 appare come una risposta parziale e inefficace, rischia di aggravare la situazione e di danneggiare le categorie più deboli.






