La complessa vicenda di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) ha assunto una nuova, drammatica svolta con l’avvio di un’azione legale di ingenti proporzioni, quantificata in 7 miliardi di euro, da parte dei commissari straordinari – Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli – nei confronti degli amministratori e della multinazionale ArcelorMittal.
Il provvedimento, sostenuto da un’accurata documentazione preparata dai legali incaricati, rivela un quadro ben più strutturato e premeditato della crisi che affligge l’azienda siderurgica.
Lontano da una lettura superficiale che attribuisce il dissesto a mere fluttuazioni di mercato o a errori gestionali occasionali, il documento presentato ai tribunali dipinge una narrazione di sistematiche sottrazioni di valore.
L’azione risarcitoria non si concentra su singoli episodi, ma su una strategia deliberata, protrattasi nel tempo, volta a depauperare le risorse di Acciaierie d’Italia a beneficio esclusivo di ArcelorMittal.
Il cuore della contestazione si concentra su una presunta opera di drenaggio finanziario, tecnico e umano.
Si ipotizza un complesso intreccio di operazioni, tra cui possibili trasferimenti di tecnologie proprietarie a prezzi irrisori, cessione di asset strategici a condizioni svantaggiose, e sottrazione di personale qualificato, contribuendo in maniera determinante al deterioramento delle capacità produttive e finanziarie dell’azienda italiana.
La gravità dell’accusa risiede nell’affermazione di una responsabilità unitaria e consapevole.
Non si tratta di semplici omissioni o negligenze, bensì di una pianificazione mirata a erodere il patrimonio di Acciaierie d’Italia, compromettendone la sostenibilità nel lungo termine.
Questa interpretazione, se confermata, solleva interrogativi cruciali sulla governance e sulle dinamiche di potere all’interno del gruppo siderurgico, implicando un quadro di responsabilità che va ben oltre la mera gestione operativa.
L’azione legale, pertanto, si presenta come un tentativo di fare luce su una complessa rete di rapporti commerciali e finanziari, al fine di accertare la responsabilità di coloro che, secondo i commissari, avrebbero consapevolmente contribuito alla crisi aziendale, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e compromettendo un asset strategico per l’economia italiana.
Il procedimento giudiziario si preannuncia lungo e complesso, destinato a portare alla ribalta elementi finora poco chiari e a ridefinire i confini della responsabilità aziendale in un contesto globale sempre più interconnesso e competitivo.







