A Firenze, la piazza Duomo si anima di un corteo vibrante, un grido collettivo che si eleva dalla rabbia e dalla preoccupazione settanta famiglie in bilico, un futuro incerto appeso a un filo.
Lavoratori della Amom, azienda di bigiotteria radicata a Badia al Pino (Arezzo), manifestano con forza, opponendo resistenza a una decisione aziendale percepita come un atto di profonda ingiustizia.
La protesta si svolge in parallelo a una riunione cruciale del Tavolo di Crisi, un tentativo mediato tra l’azienda, i sindacati e i lavoratori stessi, un’occasione forse ultima per trovare una soluzione alternativa alla drammatica prospettiva della chiusura dello stabilimento e dei conseguenti licenziamenti.
La decisione, comunicata ai lavoratori il 30 dicembre attraverso una videoconferenza percepita come un atto di sconsideratezza, ha scosso profondamente la comunità aziendale.
La multinazionale svizzera Oerlikon, proprietaria di Amom, si trova al centro di un’aspra contestazione, accusata di aver agito in maniera unilaterale e con una prevedibile mancanza di sensibilità verso le conseguenze umane della sua decisione.
Antonio Fascetto, segretario generale Fiom Cgil di Arezzo, esprime la ferma posizione dei lavoratori: “Chiediamo il ritiro immediato della procedura di licenziamento.
Non siamo disposti a negoziare nulla finché questo provvedimento non sarà revocato.
” La scelta di non aprire il dialogo finché non sarà garantita la revoca dei licenziamenti riflette una profonda sfiducia nei confronti di un’azienda che, secondo i lavoratori, ha dimostrato finora una scarsa affidabilità e una mancanza di rispetto per i propri dipendenti.
La protesta non è un evento isolato.
I lavoratori denunciano un clima di incertezza e di reticenza che si è protratto per mesi.
Fin da maggio, la solidarietà tra i lavoratori è stata costante, mentre l’azienda aveva mantenuto un silenzio sospetto, evitando di accennare alla possibilità di una chiusura o di licenziamenti.
La brusca comunicazione del 30 dicembre, con l’invio di un’email contenente un link alla videoconferenza, ha ulteriormente esacerbato la situazione, alimentando un senso di tradimento e di profonda frustrazione.
Oltre alla richiesta di ritiro immediato dei licenziamenti, i lavoratori contestano la condotta antisindacale dell’azienda, motivo per cui è stata avviata un’impugnazione legale presso il tribunale.
La manifestazione a Firenze rappresenta non solo una rivendicazione dei diritti dei lavoratori di Amom, ma anche un monito più ampio sulla necessità di tutelare il lavoro come diritto fondamentale e di garantire condizioni di lavoro dignitose e trasparenti, soprattutto in un contesto economico globale caratterizzato da crescenti incertezze.
L’eco di questa protesta risuona come un appello alla responsabilità sociale delle imprese e all’importanza del dialogo costruttivo tra datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori.








