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Ancona, sparatoria e depistaggio: il caso Posatora verso il processo

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Un episodio cruento e controverso ha segnato il panorama della sicurezza nelle Marche, scuotendo la comunità di Ancona e sollevando interrogativi sulla gestione delle procedure di controllo e sull’uso delle armi da parte delle forze dell’ordine.
Il caso, originato il 6 marzo 2023, ruota attorno a un inseguimento ad alta velocità nel quartiere Posatora, sfociato in una sparatoria che ha ferito un uomo di 57 anni residente a Osimo.
L’inseguimento era stato avviato in seguito al rifiuto dell’uomo di sottostare a un controllo di routine da parte di una pattuglia dei Carabinieri.

La dinamica successiva, ricostruita attraverso indagini complesse e testimonianze contrastanti, ha visto il 57enne allontanarsi a forte velocità, dando il via a una corsa tra auto che ha coinvolto i militari in servizio.
Inizialmente, l’attenzione si è concentrata su un carabiniere, 33enne membro della pattuglia, il quale, pur presente sul veicolo di servizio insieme al collega, non ha materialmente premuto il grilletto.

A lui sono state contestate accuse gravissime: falsità ideologica e depistaggio in concorso, reati che ne avrebbero compromesso la carriera e la libertà personale.

La Procura aveva inizialmente richiesto l’archiviazione della sua posizione, ma l’opposizione presentata dalla difesa dell’uomo ferito, rappresentata dall’avvocato Ennio Tomassoni, ha portato il caso a essere valutato dalla giudice per le indagini preliminari Sonia Piermartini.

La decisione della giudice Piermartini, che ha disposto l’archiviazione del caso del carabiniere, si è basata sull’assenza di elementi che dimostrassero un dolo, ovvero una volontà intenzionale di commettere i reati contestati.
Questa decisione, pur sollevando interrogativi sulla completezza delle indagini, ha comunque concluso una prima fase del procedimento a suo carico.

Parallelamente, le indagini si sono concentrate sull’effettivo sparatore, il collega del carabiniere archiviato.
Questo militare è stato rinviato a giudizio per una serie di accuse, tra cui lesioni personali, commesse per eccesso nell’uso dell’arma, falsità ideologica e depistaggio.

Il processo, fissato per il 3 marzo, mira a fare luce sulla dinamica della sparatoria, accertando le responsabilità e valutando la legittima difesa, elemento cruciale per la difesa dell’imputato.
Ulteriori elementi emersi dalle indagini hanno rivelato che l’uomo che si era sottratto al controllo dei Carabinieri guidava un veicolo con l’assicurazione scaduta e con una targa clonata, dettagli che complicano ulteriormente il quadro della vicenda e sollevano interrogativi sulla sua reale intenzione di evitare il controllo.
Il caso, per la sua complessità e le sue implicazioni, non solo ha portato alla luce alcune criticità nella gestione delle procedure di controllo da parte delle forze dell’ordine, ma ha anche alimentato un dibattito pubblico sull’uso della forza in situazioni di emergenza e sulla necessità di garantire trasparenza e accountability in tali contesti.

Il processo imminente si preannuncia cruciale per fare piena luce sugli eventi e per fornire risposte alla comunità, contribuendo a ripristinare un clima di fiducia nelle istituzioni.

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