Bellocchio e Eluana: indignazione politica e memoria friulana.

La genesi di “Bella addormentata” affonda le radici in un profondo senso di sconcerto, un’indignazione che si materializzò in una reazione politica dirompente.
Marco Bellocchio rievoca, in collegamento con il Teatro Miela di Trieste, il momento in cui la decisione politica di approvare una legge ad hoc, in tempi record, per impedire l’interruzione dell’alimentazione artificiale di Eluana Englaro, generò un’incredulità radicale.

Una vicenda che, a suo avviso, doveva essere conclusa quindici anni prima, lasciando una giovane donna, tragicamente scomparsa in vita da anni, in uno stato di sospensione artificiale.
La mostra fotografica “25 anni di Fvg Film Commission”, occasione di questo incontro, offre un affresco visivo della produzione cinematografica regionale, un dialogo fecondo tra linguaggio filmico e identità territoriale.

Pier Giorgio Bellocchio era presente in sala.

Il film, dunque, non si limita a denunciare l’immobilismo politico e l’opportunismo legislativo, ma ne scruta la dinamica interna.
Bellocchio descrive come la maggioranza in carica, in un atto di deferenza verso una frangia conservatrice e reazionaria della Chiesa, abbia giustificato l’assurda prolungata esistenza artificiale di Eluana, ridotta, a suo dire, a una “larva”.

La narrazione cinematografica non ambisce a essere un mero atto d’accusa, ma a costruire una rappresentazione complessa e sfaccettata.

Il regista sottolinea la necessità di esplorare la moltitudine di prospettive e scelte che definiscono l’esistenza umana, contrapponendo personaggi e ideologie in un continuo movimento dialettico.

L’obiettivo è cogliere le ambiguità, le contraddizioni e le zone d’ombra che permeano il dramma di Eluana e le sue implicazioni etiche e politiche.
Bellocchio ricorda con sorpresa la relativa assenza di ostacoli da parte dei gruppi più intransigenti durante le riprese in Friuli Venezia Giulia, un dettaglio che, a suo avviso, contribuisce a rendere l’episodio ancora più enigmatico.

L’auspicio finale del regista è quello di tornare a collaborare con il territorio friulano, a patto che venga proposta una storia profondamente radicata nella sua identità, un racconto capace di esplorare le complessità del suo patrimonio culturale e umano.

Si apre, così, la speranza di un nuovo capitolo di contaminazione artistica e di un’ulteriore arricchimento del dialogo tra cinema e territorio.

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