domenica 8 Febbraio 2026

Brescia, Cassazione: Ricorso contro le Decisioni sul Sistema Corruzione

La Procura di Brescia si appresta a presentare ricorso in Cassazione contro le recenti decisioni del Riesame che hanno disposto l’annullamento di numerosi decreti di sequestro, coinvolgendo figure chiave nelle complesse inchieste sul presunto sistema di corruzione e influenza illecita nel panorama giudiziario lombardo.
Le due indagini, intrinsecamente connesse, riguardano rispettivamente il caso Garlasco, segnato da presunte corruzioni in atti giudiziari, e il cosiddetto “sistema Pavia”, incentrato su accuse di corruzione e peculato che hanno investito diversi soggetti, tra cui l’ex procuratore Mario Venditti e il magistrato Pietro Paolo Mazza.
Le ordinanze del Riesame, emesse a seguito di un’approfondita disamina delle prove e delle procedure adottate, hanno messo in luce delle criticità procedurali che hanno determinato la revisione dei provvedimenti di sequestro.

L’assenza di una precisa delimitazione delle “parole chiave” utilizzate nelle attività di acquisizione dati, cruciale per la legittimità delle perquisizioni e del blocco dei dispositivi informatici, è stata una delle motivazioni principali addotte.

Tale carenza ha compromesso la trasparenza e la proporzionalità delle misure restrittive, sollevando interrogativi sulla loro fondatezza giuridica.
Nel caso specifico delle indagini sul “sistema Pavia”, il Riesame ha rilevato una mancanza di elementi indiziari sufficienti a sostenere le accuse nei confronti di Venditti e Mazza, nonostante i sequestri effettuati.
Questo solleva un problema di bilanciamento tra l’urgenza di prevenire possibili reati e il diritto alla presunzione di innocenza dei soggetti coinvolti.

La decisione del Riesame segnala l’importanza di una rigorosa verifica della sussistenza di elementi concreti a supporto delle accuse, prima di imporre misure drastiche come il sequestro di dispositivi informatici.

Per quanto riguarda il caso Garlasco, l’estensione temporale eccessiva indicata per le ricerche all’interno dei dispositivi ha portato all’annullamento dei relativi sequestri, evidenziando la necessità di definire con maggiore precisione i parametri temporali per l’acquisizione di dati, al fine di evitare intrusioni eccessive nella sfera privata e professionale dei soggetti indagati.

Parallelamente all’imminente deposito dei ricorsi in Cassazione, si prospetta la restituzione dei dispositivi sequestrati, tra cui computer, telefoni e chiavette USB, a Mario Venditti.

Questa restituzione, se confermata, rappresenterebbe un’ulteriore conseguenza delle decisioni del Riesame e sottolineerebbe la necessità di rivalutare le procedure investigative alla luce delle criticità emerse.
La vicenda solleva, inoltre, questioni di ampia rilevanza riguardanti la gestione delle prove digitali, la proporzionalità delle misure cautelari e il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini nel contesto di indagini complesse e di portata nazionale.
L’esito del ricorso in Cassazione sarà fondamentale per chiarire i contorni procedurali e per definire i limiti all’utilizzo di strumenti investigativi digitali nel sistema giudiziario.

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