Brescia, tornano i computer a Venditti: annullati i sequestri.

A quasi due mesi di distanza dalle prime irruzioni e dal sequestro preventivo del 26 settembre, la Procura di Brescia ha provveduto alla restituzione dei dispositivi informatici – telefoni cellulari, computer desktop e portatili, tablet e supporti di memoria esterni – appartenenti all’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti.
Quest’ultimo è al centro di un’indagine complessa, articolata su due filoni principali: uno legato al caso Garlasco, in cui è indagato per corruzione in atti giudiziari, e un altro, più ampio, che riguarda la presunta gestione illecita e di appropriazione indebita di risorse all’interno dell’ufficio requirente pavese.

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La restituzione, avvenuta nel pomeriggio, giunge a seguito di una serie di decisioni contrastanti da parte del Tribunale per le Indagini Preliminari (Riesame) di Brescia, il quale ha ripetutamente annullato i decreti di sequestro emessi dai pubblici ministeri.

In particolare, il Riesame ha espresso riserve ben precise in merito alla legittimità delle misure restrittive, ordinando anche la restituzione dei dati eventualmente acquisiti durante le perquisizioni.

Questa sequenza di annullamenti sottolinea una potenziale carenza formale nelle procedure investigative iniziali, evidenziando la necessità di una maggiore rigorosità nella definizione dei parametri di ricerca e dei limiti temporali all’interno delle indagini.
L’assenza di parametri specifici, come parole chiave o un periodo temporale definito, è stata una delle ragioni principali per l’annullamento dei sequestri relativi al filone Garlasco.

Tale circostanza solleva interrogativi sull’effettiva necessità e proporzionalità delle misure restrittive adottate, e mette in discussione la possibilità di reperire elementi probatori significativi all’interno dei dispositivi informatici sequestrati.
Parallelamente, l’indagine sul cosiddetto “sistema Pavia”, che coinvolge anche l’ex magistrato Pietro Paolo Mazza, ora operante a Milano, ha visto la restituzione dei dispositivi sequestrati a quest’ultimo.
In questo caso, il Riesame ha espresso una valutazione ancora più perentoria, ritenendo l’assenza di elementi concreti a sostegno delle accuse formulate.

Questa decisione rafforza la percezione di un’indagine che, almeno in questa fase, appare carente di fondamenta probatorie solide.

La Procura di Brescia, tuttavia, non ha intenzione di rinunciare alla propria linea investigativa.

Contro le decisioni del Riesame, ha optato per l’impugnazione in via d’urgenza presso la Corte di Cassazione, sperando di ottenere un’interpretazione più favorevole alle proprie azioni e di poter riprendere le attività di acquisizione di prove.
Questo ricorso segna una fase cruciale del procedimento, in cui la legittimità delle indagini sarà sottoposta a un esame più approfondito da parte della massima istanza giudiziaria.

L’esito di questo ricorso sarà determinante per il futuro sviluppo della vicenda e per la possibilità di accertare eventuali responsabilità a carico degli indagati.

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