Nel contesto del Piemonte, segnato da una crescente e insidiosa presenza mafiosa, l’esperienza amministrativa di Libero Ciuffreda, eletto Sindaco di Chivasso nel 2012 a seguito delle turbolenze giudiziarie legate all’operazione “Minotauro”, rappresenta un capitolo cruciale nella lotta alla criminalità organizzata.
La sua leadership fu determinante nel prevenire lo scioglimento del Consiglio Comunale, un evento che avrebbe gravato profondamente sull’immagine e sulla stabilità della città.
Ciuffreda ha operato per anni con determinazione, promuovendo iniziative concrete a favore della legalità e creando un clima di maggiore sicurezza.
Tuttavia, la recente pubblicazione che denuncia l’acquisizione di Chivasso da parte della criminalità, e la percepita passività delle istituzioni, solleva interrogativi profondi e angoscianti.
“Il crimine si compra Chivasso e le Istituzioni stanno a guardare” – queste parole risuonano come un campanello d’allarme, alimentando un senso di smarrimento e frustrazione.
Il Sindaco, pur riconoscendo l’importanza del ruolo delle Forze dell’Ordine, evidenzia una diffusa tendenza alla negazione della realtà e un tentativo di scaricare le responsabilità su altri enti.
Questa dinamica contrasta nettamente con la sensibilità sviluppatasi dopo lo scioglimento dei Consigli Comunali di Leinì e Rivarolo, quando l’attenzione alla prevenzione della criminalità organizzata era elevata.
Oggi, invece, assistiamo a una sorta di immobilismo, aggravato da rapidi e opachi cambi di proprietà e gestione delle attività commerciali.
L’eredità di Ciuffreda, la Consulta per la Legalità e la Libera Università della Legalità, nata con l’ambizioso obiettivo di rendere Chivasso un punto di riferimento nella lotta alla mafia piemontese, rischia di essere vanificata da una gestione inadeguata e dalla mancanza di visione politica.
La retorica e le immagini di facciata dei rappresentanti della Giunta Municipale, compreso l’Assessore alla Legalità, Gianluca Vitale, non si traducono in risultati tangibili per la comunità.
La ‘Ndrangheta, come evidenziato dai Rapporti della Direzione Investigativa Antimafia, ha trasformato le proprie strategie, passando dai reati tradizionali a attività economiche più redditizie e meno rischiose, diventando una presenza “silente e liquida” nel tessuto sociale.
L’operazione “Platinum DIA” ha messo in luce inquietanti collegamenti tra politica locale e interessi criminali, una situazione che richiederebbe una reazione forte e decisa.
Gli imprenditori e i commercianti onesti di Chivasso, la vera linfa vitale della città, necessitano di un supporto concreto e non di semplici promesse.
La chiusura dei negozi storici e l’apertura di attività gestite da prestanome rappresentano un impoverimento non solo economico, ma anche culturale e sociale.
Le loro istanze vengono ignorate, come dimostra l’episodio del Consiglio Comunale, in cui sono stati maltrattati e non ascoltati.
È imperativo un cambio di rotta, un’inversione di tendenza che possa essere guidata da coloro che condividono i valori trasmessi da don Luigi Ciotti durante l’insediamento della Libera Università della Legalità: la legalità non è un optional, ma un vantaggio competitivo per la comunità.
Per Chivasso, come per tutto il Piemonte, è tempo di riscoprire il significato profondo di queste parole e di agire con coraggio e determinazione per costruire un futuro libero dalla morsa della criminalità organizzata.
La resilienza e la tenacia degli operatori economici locali meritano un sostegno attivo e una politica di valorizzazione del territorio che promuova la sicurezza, la bellezza e la prosperità condivisa.









