L’immagine evocata è potente e, al contempo, densa di sottintesi: Guido Crosetto, ministro della Difesa, si china sul libro delle firme, accanto al monumento funebre di Bettino Craxi, in terra di Hammamet, per affidare alla memoria di un uomo la sua speranza per il futuro della Repubblica italiana.
Un gesto che, al di là della sua apparente semplicità, apre un varco su riflessioni complesse e potenzialmente divisive.
L’auspicio espresso – “Che il suo spirito di statista possa vegliare la nostra Repubblica nei tempi drammatici che abbiamo davanti” – non si limita a un’elemosina di protezione spirituale.
Implica una rilettura della figura di Craxi, un riconoscimento di qualità politiche e strategiche che, in un certo senso, trascendono le ombre delle vicende giudiziarie che ne hanno segnato il percorso.
Invocare lo “spirito di statista” significa suggerire che Craxi possedeva una visione e una capacità di navigare le complessità geopolitiche che oggi, forse, ci mancano.
È un’affermazione che innesca un dibattito storico e politico.
Craxi, figura controversa, incarnò un’epoca di trasformazioni economiche e sociali, di ambizioni internazionali e di profonda polarizzazione politica.
La sua leadership, caratterizzata da un forte accento sulla crescita economica e un’assertiva politica estera, suscitò ammirazione e repulsione, lasciando un’eredità tuttora oggetto di interpretazioni contrastanti.
L’invocazione del ministro Crosetto non può essere disgiunta dal contesto attuale: un’Italia e un’Europa confrontate a sfide esistenziali.
La guerra in Ucraina, la crisi energetica, l’inflazione galoppante, le tensioni sociali e la crescente incertezza politica internazionale richiedono, a quanto pare, figure capaci di decisioni coraggiose e di una visione ampia, qualità che, implicitamente, si attribuiscono a Craxi.
Si tratta, però, di un’operazione rischiosa.
Craxi fu un uomo di un’epoca diversa, con un approccio alla politica e al potere che oggi potrebbe apparire anacronistico, se non addirittura incompatibile con i valori democratici e la trasparenza amministrativa.
Il suo approccio pragmatico, a volte cinico, e la sua capacità di costruire alleanze anche con figure controverse, lo hanno reso un personaggio scomodo per molte generazioni di italiani.
L’atto di Crosetto, quindi, solleva interrogativi fondamentali: cosa significa oggi essere uno “statista”? Quali sono i valori e i principi che dovrebbero guidare un leader politico in un mondo complesso e frammentato? È possibile, e auspicabile, recuperare elementi positivi da una figura storica complessa e controversa come quella di Bettino Craxi, senza cadere in un revisionismo acritico o in un’idealizzazione retroattiva?L’auspicio del ministro apre una finestra sul suo pensiero, sulla sua visione della politica e, forse, sulla sua personale nostalgia per un’epoca in cui, a suo avviso, l’Italia si muoveva con maggiore sicurezza e determinazione nel panorama internazionale.
Resta il fatto che l’eco di tale invocazione risuonerà a lungo nel dibattito pubblico, alimentando nuove riflessioni sulla storia, la politica e il futuro della Repubblica.







