Il peso di quelle tre parole, “whatever it takes”, risuona ancora come un eco potente, testimonianza di un momento critico per la moneta unica europea e per l’intera architettura dell’Unione.
Mario Draghi, l’uomo che le pronunciò con fermezza e decisione, incarna un’eredità di leadership e lungimiranza che l’Europa fatica a dimenticare.
Il riconoscimento che gli verrà conferito ad Aquisgrana nel 2026, il prestigioso Premio Carlo Magno, il *Karlspreis*, ne costituisce una consacrazione, un tributo alla sua dedizione alla causa dell’integrazione europea.
Il *Karlspreis*, un’istituzione secolare che onora figure che si sono distinte per il contributo all’unità e alla prosperità del continente, premia Draghi per il suo ruolo cruciale nel superamento di una delle crisi più profonde che l’Europa abbia mai affrontato.
Non si tratta solo di aver difeso l’euro, ma di aver rappresentato, in un momento di profonda incertezza, la resilienza e la determinazione dell’Europa.
La motivazione del comitato giudicante, tuttavia, trascende la semplice celebrazione del passato.
In un contesto europeo segnato da sfide complesse e pressanti, l’attribuzione del premio si accompagna a un esplicito appello all’azione.
La situazione attuale, descritta come “drammatica”, impone un’urgenza di intervento che non può essere più rimandata.
Il riferimento diretto al “Rapporto Draghi” non è casuale.
Il Rapporto Draghi, con le sue proposte per una governance economica più efficiente, una maggiore solidarietà finanziaria e una riforma del sistema di controllo e stabilità, rappresenta una bussola per orientare le scelte future dell’Unione.
Le sue raccomandazioni, elaborate con rigore e competenza, offrono un quadro di riferimento per affrontare le attuali difficoltà, che spaziano dalla gestione dei debiti sovrani all’impatto delle tensioni geopolitiche, passando per la necessità di investimenti strategici in settori chiave come la transizione ecologica e la digitalizzazione.
L’appello del comitato, quindi, è rivolto non solo alla Commissione Europea, ma anche ai leader degli Stati membri, invitandoli ad abbandonare logiche nazionalistiche e frammentarie per abbracciare una visione comune e lungimirante.
La vera sfida per l’Europa non è semplicemente superare le crisi immediate, ma costruire un futuro di stabilità, prosperità e coesione, un futuro che onori l’eredità di coloro che, come Mario Draghi, hanno saputo dimostrare il coraggio e la visione necessari per difendere l’ideale dell’unità europea.
Il premio non è un onorificenza passata, ma un monito e un incentivo a recuperare il percorso interrotto, a riscoprire il valore della solidarietà e della collaborazione, per un’Europa più forte e resiliente.







