La vicenda dei due adolescenti, Mattia, 15 anni, e Samuele, 14 anni, originari del Canavese e dell’area torinese, si è risolta positivamente, ma solleva interrogativi profondi sulle dinamiche adolescenziali e sulla fragilità, spesso celata, che può caratterizzare la vita dei giovani.
La loro sparizione, avvenuta giovedì 15 gennaio, ha generato apprensione e mobilitato le forze dell’ordine e le famiglie, culminando con il loro ritrovamento a Milano.
L’allarme è scattato tempestivamente, quando la mancata presenza a scuola ha destato sospetti.
Mattia, residente a Cirié, si è allontanato dalla sua abitazione alle 7:30, mentre Samuele, proveniente da Caselle Torinese, ha lasciato la sua casa circa dieci minuti dopo, alle 7:40.
La frequentazione della stessa istituto scolastico ha immediatamente suggerito la possibilità di un allontanamento volontario e concertato, un’ipotesi che ha guidato le prime indagini.
Il ritrovamento a Milano, a distanza notevole dalle loro abitazioni, indica un’azione premeditata, un viaggio intrapreso con una certa pianificazione, anche se i dettagli restano oscuri.
Il viaggio stesso potrebbe essere sintomo di una ricerca di autonomia, un bisogno di evasione da contesti familiari o sociali percepiti come limitanti.
Potrebbe anche essere il risultato di un desiderio di sperimentare, di mettersi alla prova, di sfidare le regole e i confini imposti.
Al di là del sollievo per il loro benessere fisico, che fortunatamente è confermato, l’episodio merita un’analisi più approfondita.
Le circostanze che hanno portato all’allontanamento dei due ragazzi, le motivazioni sottostanti, le eventuali influenze esterne (come l’uso di social media o la pressione dei pari) sono ora oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine.
È fondamentale comprendere se ci siano stati segnali di disagio emotivo, problemi relazionali, difficoltà scolastiche o situazioni familiari problematiche che abbiano contribuito a questa scelta.
L’episodio non è isolato.
I fenomeni di *running away*, ovvero l’allontanamento volontario dal proprio ambiente familiare, sono sempre più comuni tra gli adolescenti e spesso sono campanelli d’allarme che segnalano una profonda crisi interiore.
Richiedono un approccio multidisciplinare che coinvolga famiglie, scuole, servizi sociali e psicologi per offrire un supporto adeguato ai giovani e prevenire situazioni più gravi.
Il ritrovamento di Mattia e Samuele rappresenta una conclusione positiva, ma è un’occasione per riflettere sulla necessità di rafforzare il dialogo tra genitori e figli, di promuovere l’ascolto attivo e di creare un clima di fiducia e apertura che permetta ai ragazzi di esprimere le proprie difficoltà senza paura di essere giudicati.
La loro vicenda ci ricorda, ancora una volta, che l’adolescenza è un periodo delicato e complesso, fatto di sfide, di paure e di desideri di crescita che richiedono attenzione, comprensione e sostegno.










