La vicenda che coinvolge Marco e Massimo Fusi, padre e figlio originari della provincia di Lecco, si articola su due piani giudiziari distinti, intrecciando un passato di profonda tragedia con nuove accuse che sollevano interrogativi sulla profanazione del sacro e sulla gestione della giustizia.
Massimo Fusi, il figlio, è noto al pubblico per una vicenda drammatica che ha scosso la comunità lecchese: la morte della tredicenne Jennifer Alcani.
Nel gennaio 2025, Massimo, alla guida di una BMW, fu coinvolto in un incidente ad Abbadia Lariana, evento fatale per la giovane.
La vicenda, segnata da dolore e interrogativi, si è conclusa con la sua condanna a tre anni, un marchio indelebile che ne ha segnato il percorso e che lo accompagna ora nel nuovo fronte giudiziario.
Parallelamente alla vicenda Alcani, padre e figlio sono stati coinvolti in un’indagine riguardante il furto e la ricettazione di oggetti sacri sottratti a due chiese del Lecchese nel 2022.
Questa accusa, che rivela un potenziale disinteresse per il valore religioso e storico dei beni depredati, aggiunge un ulteriore strato di complessità al quadro giudiziario che li riguarda.
La gravità di tali atti non risiede solo nella perdita materiale degli oggetti, ma soprattutto nella violazione del sentimento religioso e nella profanazione di luoghi dedicati alla spiritualità.
La dinamica procedurale, tuttavia, ha determinato una sospensione temporanea del processo per furto e ricettazione.
Una questione tecnica, non definibile come una vera e propria archiviazione, ha comportato un rinvio dell’udienza al mese di marzo.
Questo rinvio, seppur di natura formale, sottolinea le complessità del sistema giudiziario e le possibili difficoltà nell’avanzamento di procedimenti penali, soprattutto in casi che coinvolgono più imputati e diverse questioni legali.
Attualmente, Marco Fusi, il padre, è in attesa del processo di secondo grado relativo alla precedente sentenza.
La Corte d’Appello, con udienza fissata per il 18 febbraio, dovrà riesaminare i fatti e le argomentazioni presentate dalla difesa, valutando la correttezza della precedente decisione.
La sentenza di secondo grado rappresenterà un momento cruciale per comprendere le motivazioni alla base della decisione originaria e per definire l’esito finale della vicenda.
La sovrapposizione di queste due indagini, una legata a una tragedia personale e l’altra a presunti crimini contro il patrimonio religioso, proietta una luce intensa sulle dinamiche familiari, sulle responsabilità individuali e sul ruolo della giustizia nel tentativo di ristabilire un senso di equilibrio e di riparazione nel tessuto sociale.
L’epilogo di entrambe le vicende sarà attentamente seguito, non solo dalla comunità lecchese, ma da chiunque sia interessato a comprendere le implicazioni di questi eventi e a riflettere sulle questioni morali e legali che essi sollevano.









