Inchiesta Amt: Falsità in bilancio e bancarotta, primi indagati a Genova.

L’inchiesta che coinvolge Amt, l’azienda di trasporto pubblico genovese afflitta da un debito di oltre 200 milioni di euro, si infittisce con l’identificazione dei primi indagati per presunti reati di falsità ideologica in bilancio e bancarotta fraudolenta.

La Procura di Genova, guidata dal procuratore capo Nicola Piacente e coordinata dal pm Marcello Maresca, ha mantenuto il massimo riserbo sulle identità e i ruoli degli indagati, in una fase ancora preliminare delle indagini.
L’indagine, avviata a novembre in seguito a rilevanti segnalazioni emerse dalla stampa e dalle accuse sollevate dal nuovo consiglio di amministrazione nei confronti dell’ex presidente Ilaria Gavuglio, che ha portato al suo congedo, si concentra ora su una ricostruzione dettagliata delle dinamiche gestionali che hanno portato l’azienda sull’orlo del collasso finanziario.
Il Comune di Genova, sotto la guida del sindaco Matteo Tursi, ha fornito alla Procura e alla Corte dei Conti una corposa relazione, redatta con il contributo del vice sindaco Alessandro Terrile, del segretario generale Pasquale Criscuolo e firmata dalla sindaca Silvia Salis.
Questo documento, frutto di un’accurata analisi, espone in maniera puntuale le irregolarità e le anomalie riscontrate nella gestione dell’azienda da parte del precedente consiglio di amministrazione, il quale si era precedentemente dimesso a fine luglio.

La trasmissione alla Corte dei Conti mira a garantire una verifica indipendente e completa delle pratiche gestionali e finanziarie di Amt, evitando potenziali ritardi o ‘inerzie’ che potrebbero compromettere l’accuratezza delle indagini o esacerbare le responsabilità.
Gli investigatori del Corpo delle Guardie di Finanza stanno ora concentrando le loro analisi sul bilancio relativo all’esercizio 2023, l’ultimo formalmente approvato.
La natura stessa del reato di bancarotta fraudolenta, strettamente legata alla dichiarazione di fallimento, solleva una questione cruciale: la sua esclusione nel caso in cui Amt non dovesse essere formalmente dichiarata fallita.

Tuttavia, l’ipotesi di reato di falsità ideologica in bilancio, in quanto crimine indipendente, resterebbe comunque perseguibile.
L’indagine, quindi, si articola su due piani fondamentali: l’accertamento di eventuali manipolazioni dei dati contabili e la valutazione delle azioni intraprese, o meno, per prevenire il dissesto finanziario.
Il quadro che emerge è quello di un’azienda gravata da criticità strutturali, aggravate da presunte irregolarità gestionali che hanno compromesso la sua sostenibilità economica.

Le prossime settimane saranno decisive per chiarire le responsabilità e ricostruire la complessa vicenda che ha portato Amt sull’orlo del baratro.

La trasparenza e la collaborazione delle istituzioni coinvolte saranno essenziali per garantire che la verità emerga e per avviare un processo di risanamento credibile e duraturo.

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