Il progetto teatrale “Le Donne del Muro Alto”, un’iniziativa coraggiosa e profondamente umana che nasce all’interno della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, rifiorisce con una nuova rappresentazione.
Questo percorso artistico, che intreccia le storie di donne detenute, ex detenute in regime di misure alternative e giovani studenti universitari e delle scuole superiori, si propone come un potente motore di reinserimento sociale e professionale, trascendendo i confini del mero spettacolo per abbracciare una missione più ampia di riscatto e di speranza.
Domenica 25 gennaio, nell’ambito della rassegna “Teatro in Auditorium”, la compagnia Le Donne del Muro Alto porterà in scena “Olympe” nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma.
Lo spettacolo, scritto e diretto da Francesca Tricarico, trae ispirazione dal romanzo “La donna che visse per un sogno” di Maria Rosa Cutrufelli, e nasce da un’indagine iniziale condotta proprio all’interno del carcere femminile di Rebibbia.
“Olympe” non è una semplice trasposizione teatrale; è un’immersione nella vita e nel pensiero di Olympe de Gouges (1748-1793), figura emblematico della Rivoluzione Francese, drammaturga, attivista e pensatrice visionaria.
La sua opera, profondamente radicata nei valori dell’Illuminismo, anticipa le istanze fondamentali del femminismo moderno, ma si estende ben oltre, affrontando le disuguaglianze sociali, denunciando la schiavitù, la povertà e le sofferenze dei più deboli.
La “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” di Olympe de Gouges, un documento rivoluzionario per la sua epoca, risuona ancora oggi come un grido di giustizia e di pari opportunità.
Lo spettacolo, attraverso un montaggio originale e suggestivo, ricostruisce i momenti cruciali della sua prigionia, successivi all’arresto per il suo manifesto politico “Le tre urne”.
La sua attesa del processo, vissuta in isolamento, si trasforma in una profonda riflessione sulla negazione della libertà, sulla precarietà dell’esistenza e, soprattutto, sul potere trasformativo della cultura come strumento di emancipazione e di liberazione interiore.
La cultura, in questo contesto, non è solo un ornamento o un passatempo, ma un’arma potente contro l’oppressione e la disumanizzazione.
“Olympe” ha già avuto il privilegio di adornare palcoscenici di prestigio a Roma, dalla Festa del Cinema al Teatro India, fino a giungere alla Corte Suprema di Cassazione, grazie al sostegno dei fondi otto per mille della Chiesa Valdese, che ha permesso la sua prima rappresentazione al di fuori delle mura carcerarie.
Il progetto “Le Donne del Muro Alto” si configura come una vera e propria piattaforma di cambiamento sociale, che attraverso il teatro, offre alle donne coinvolte opportunità di formazione professionale, sviluppo di competenze artistiche e, soprattutto, la possibilità di ricostruire la propria identità e il proprio futuro.
Francesca Tricarico, anima e motore del progetto, ha ricevuto un significativo riconoscimento per il suo impegno e la sua visione, ricevendo il Premio Internazionale per i Diritti Umani 2025 della Fondazione De Sanctis, un attestato di merito per il valore umanitario e sociale dell’iniziativa.
Il progetto testimonia come l’arte possa essere un ponte verso la riabilitazione, un catalizzatore di cambiamento e un faro di speranza per coloro che si trovano ai margini della società.






