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Macerata: Flash Mob per R1pud1a, Ritorna l’Articolo 11

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Un’onda di consapevolezza si è propagata nella provincia di Macerata, manifestandosi in un flash mob significativo: “Facciamo Rumore”.
L’azione, e l’ampia campagna “R1pud1a” di Emergency, mira a riaffermare l’importanza cruciale dell’articolo 11 della Costituzione italiana, un pilastro che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà altrui e come risorsa per risolvere dispute internazionali.

Questa iniziativa, a un anno dal suo lancio, ha visto l’adesione di Comuni, scuole, istituzioni e cittadini, testimoniando un rinnovato impegno per la pace.
L’azione si configura come una risposta urgente al contesto geopolitico attuale, segnato dall’approvazione del piano europeo “Rearm Europe” – un investimento di 800 miliardi di euro destinato al riarmo del continente – e dalla proliferazione di oltre cinquantasei conflitti armati in diverse parti del mondo.
Il Gruppo Macerata di Emergency sottolinea come questo scenario richieda una riconferma vigorosa dell’impegno per la diplomazia, il rispetto dei diritti umani e la prevenzione dei conflitti, invitando attivamente scuole, comuni, enti pubblici e privati a partecipare alla campagna “R1pud1a”.

L’escalation militare non è un fenomeno circoscritto all’Europa.
In Italia, si registra un aumento vertiginoso delle spese militari: nel 2025, 32 miliardi di euro saranno destinati a questo scopo, un valore storico che supera del 12,4% rispetto al 2024 e del 60% rispetto a un decennio fa.
Per raggiungere l’obiettivo del 5% del PIL in spese militari entro dieci anni, l’Italia dovrà investire l’impressionante cifra di 1.000 miliardi di euro.

Queste risorse, sottratte alla sanità, all’istruzione e ai servizi essenziali, alimentano l’industria bellica, creando un paradosso drammatico: il costo di un singolo caccia F-35 equivale al finanziamento di 3.244 posti letto di terapia intensiva.

Parallelamente, il sostegno alle popolazioni civili colpite dalle guerre rimane insufficiente.
Emergency, tuttavia, continua a fornire cure mediche gratuite e di alta qualità nelle aree più colpite, affrontando sfide enormi e costi operativi in rapida crescita a causa delle distorsioni economiche generate dalla guerra.

In Sudan, devastata da una delle più gravi crisi umanitarie con 12 milioni di profughi, l’organizzazione mantiene una presenza costante, nonostante le difficoltà.
In Ucraina, nella regione di Donetsk, Emergency gestisce una rete di cliniche territoriali, fornendo assistenza sanitaria di base alle popolazioni vulnerabili rimaste vicino alla linea del fronte, esposte all’incertezza e alla minaccia del conflitto.

La scelta dei governi europei, che privilegiano finanziamenti miliardari per l’intervento armato a sostegno dell’Ucraina rispetto all’erogazione di servizi essenziali alla popolazione civile intrappolata sotto le bombe, solleva interrogativi profondi sulla priorità del benessere umano.
La situazione a Gaza offre un quadro ancora più desolante.

Il Gruppo Emergency di Macerata denuncia una risposta umanitaria gravemente inadeguata alla crisi umanitaria in corso, descrivendo una realtà in cui “stiamo tagliando le poche garze rimaste per ricavarne altre sempre più piccole”.

La carenza di materiali sanitari, unita alla crescente necessità di medicazioni quotidiane, evidenzia l’urgenza di un intervento umanitario più efficace e coordinato.

La crisi a Gaza rappresenta una tragica metafora della crescente disuguaglianza tra le risorse destinate alla guerra e quelle dedicate al soccorso delle vittime dei conflitti.

Il messaggio è chiaro: la pace non è semplicemente l’assenza di guerra, ma un impegno attivo per la dignità e la sopravvivenza di ogni essere umano.

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