Madre separata dalla figlia: indagine su tutela minori

La vicenda, emersa con forza attraverso i rilievi del Messaggero e del Gazzettino, solleva interrogativi profondi sulla tutela dei diritti dei minori e sull’esercizio della giustizia minorile in Friuli Venezia Giulia.
Una madre si trova strappata alla figlia di otto anni, separata dall’11 febbraio, quando la bambina è stata rimossa dall’ambiente scolastico e collocata in una comunità residenziale.

La denuncia, per quanto dolorosa, si intreccia con un precedente tragico: la madre di un bambino di nove anni, che ha poi perso la vita in maniera violenta, aveva precedentemente goduto di incontri non supervisionati con il figlio, decisione che ora appare, alla luce dei fatti, gravissima.
La donna, nel suo racconto, afferma di essersi rivolta alla giustizia dopo che la figlia aveva trovato il coraggio di denunciare abusi subiti dal padre.

Tuttavia, la stessa madre è stata oggetto di accuse che ne mettono in discussione la condotta genitoriale: le sarebbero state contestate ripetute visite ginecologiche alla figlia, considerate eccessive e inappropriate, e un presunto intento di screditare la figura paterna, culminato nella sospensione della sua capacità genitoriale.
L’esperienza della donna è descritta come una “tortura”, amplificata dall’estrema limitatezza dei contatti con la figlia.

L’ultima conversazione, una videochiamata di mezz’ora datata 30 settembre, rappresenta un’isola di speranza in un mare di incertezza e privazione.

La gravità del caso ha mobilitato l’attenzione di otto senatori del Partito Democratico, tra cui Valeria Valente, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta su femminicidi e violenza di genere.
I senatori hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri della Giustizia e per la Famiglia, denunciando la prolungata permanenza della minore in una struttura residenziale, ben oltre i tempi stabiliti dal tribunale, in una provincia diversa da quella di residenza.
La coesistenza con minori di diverse nazionalità, maschi e femmine tra i 12 e i 14 anni, e la conseguente rottura con l’ambiente familiare, scolastico e amicale, appaiono in contrasto con i principi fondamentali di tutela della dignità personale e del superiore interesse del minore.

L’interrogazione solleva questioni cruciali sull’operato dei servizi sociali, sulla correttezza delle perizie che hanno portato alla sospensione della genitorialità e sulla necessità di garantire un processo equo e trasparente per tutelare i diritti di tutti gli attori coinvolti, con particolare attenzione alla salvaguardia del benessere psicologico e sociale della minore.
La vicenda non solo richiede un’indagine approfondita, ma impone una riflessione urgente e strutturale sul sistema di tutela dei minori a rischio e sulla necessità di evitare che tragedie simili si ripetano.

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