Mia Moglie: Indagine Postale tra Privacy, Diffamazione e un Mistero Mortale

L’attività investigativa della Polizia Postale, in seguito a ripetute segnalazioni ricevute attraverso il portale www.commissariatodips.it, ha portato a una complessa indagine riguardante la pagina Facebook “Mia Moglie”, un ambiente virtuale che ha destato serie preoccupazioni per la violazione della privacy e la potenziale diffamazione.

Il caso ha assunto contorni inattesi con l’emersione del decesso del presunto creatore della pagina, un uomo di settant’anni residente a Lecce, scomparso il 30 marzo 2025.

Le perquisizioni, eseguite da unità specializzate del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, in collaborazione con i Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica di Bari e Lecce (Cosc e Socs), hanno portato al sequestro di numerosi dispositivi informatici, inclusi computer, smartphone e tablet.

Questi dispositivi saranno sottoposti ad analisi forensi approfondite per ricostruire le dinamiche di creazione, gestione e diffusione dei contenuti, al fine di determinare con precisione i ruoli e le responsabilità di ciascun indagato.

L’indagine ha portato all’identificazione di tre persone chiave: una donna di 52 anni, ritenuta complice del defunto creatore, un giovane di 24 anni, ex compagno della figlia della donna, e il titolare dell’account tramite il quale la pagina veniva gestita.
La natura del gruppo, che contava migliaia di utenti, era caratterizzata dalla condivisione e commento di immagini di donne, spesso etichettate come “mogli” o “compagne”, presumibilmente senza il consenso delle persone ritratte.

La piattaforma Facebook ha collaborato attivamente con le forze dell’ordine, portando alla definitiva chiusura del gruppo, interrompendone l’attività e rimuovendo i contenuti.

La 52enne, indagata in concorso con il giovane di 24 anni, è accusata di diffamazione aggravata, diffusione illecita di immagini e video sessualmente espliciti, e violazione della normativa sulla protezione dei dati personali.
La donna, difesa dall’avvocato Salvatore Rondine, ha negato le accuse, dichiarandosi estranea ai fatti e profondamente turbata dalla vicenda.
L’avvocato ha sottolineato la necessità di valutare attentamente la complessità del caso, tenendo conto del decesso del presunto creatore della pagina e della possibile manipolazione delle prove digitali.

L’inchiesta solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità dei gestori di piattaforme social, sulla tutela della privacy online e sulla necessità di una maggiore consapevolezza dei rischi connessi alla condivisione di immagini e informazioni personali su Internet.
La vicenda evidenzia la crescente difficoltà di tracciare e punire i responsabili di attività illegali nel cyberspazio, richiedendo un costante aggiornamento delle competenze investigative e un rafforzamento della cooperazione tra forze dell’ordine, piattaforme digitali e istituzioni.
Il caso “Mia Moglie” rappresenta un campanello d’allarme sulla necessità di una cultura digitale più responsabile e rispettosa dei diritti altrui.

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