Una serata di rara intensità ha illuminato la casa di reclusione di Milano Opera, un’esperienza che trascende il semplice concerto per elevarsi a potente atto di resilienza e umanità.
Il maestro Riccardo Muti, al pianoforte, ha guidato l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in un’esecuzione toccante, a coronamento di un progetto che intreccia arte, redenzione e memoria.
A cantare, un coro di detenuti, guidato da un giovane sopranista, un tempo studente al conservatorio, la cui storia personale, segnata da scelte dolorose, si staglia come monito e speranza.
L’Orchestra Giovanile Cherubini non si è esibita con strumenti convenzionali, ma con creazioni uniche: strumenti musicali realizzati con il legno recuperato dai relitti di imbarcazioni di migranti.
Questi manufatti, nati all’interno delle officine di liuteria del carcere, rappresentano un simbolo potente di trasformazione, un’ode al dolore e alla speranza che si cela dietro l’emergenza migratoria.
Ogni strumento, un racconto silenzioso di viaggi, di esilio, di ricerca di un futuro.
La presenza di Muti, figura di spicco nel panorama musicale internazionale, non è stata un mero onore, ma un investimento nel potenziale umano che risiede all’interno delle mura carcerarie.
“Ho trovato qui una profondità emotiva, una creatività e una spiritualità che spesso manca nel mondo esterno,” ha commentato il maestro, sottolineando la capacità di questi uomini di elaborare il proprio dolore e di esprimerlo attraverso l’arte.
L’evento si colloca nel contesto del progetto “Le vie dell’Amicizia” del Ravenna Festival, un’iniziativa nata nel 1999 che ha già portato la musica e la cultura in luoghi simbolo di crisi e sofferenza, come Lampedusa.
La benedizione del primo violino da parte di Papa Francesco nel 2022, ricordata dal presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, Arnoldo Mosca Mondadori, aggiunge un ulteriore livello di significato a questa iniziativa.
La Fondazione stessa offre ai detenuti opportunità di formazione professionale e riabilitazione, affiancandoli a maestri liutai e offrendo loro una via d’uscita dal circuito della marginalità.
Il teatro del carcere, appositamente ristrutturato, ha ospitato un programma ricco di significato.
Oltre al concerto, è stata prevista una lettura di poesie e testimonianze scritte dai detenuti, un momento di profonda condivisione e di espressione personale.
Il gran finale, l’esecuzione del “Va’, pensiero” del coro La Nave di San Vittore, ha visto i cantori abbracciati, commossi, testimoni di un’esperienza che va al di là della musica: un’esperienza di umanità ritrovata.
La presenza di figure istituzionali come il sottosegretario alla cultura Gianmarco Mazzi, il presidente emerito di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, Andrea Rebaglio della Fondazione Cariplo, Maria Milano, il provveditore carceri lombarde Franco D’Aragona, Elena Buscemi, monsignor Davide Milani, don Antonio Mazzi e il cantante Achille Lauro, sottolinea l’importanza del progetto e il sostegno che riceve da parte delle istituzioni e del mondo della cultura.
Questa serata a Milano Opera non è solo un concerto, ma un faro di speranza, un’affermazione della dignità umana e un invito a non dimenticare la fragilità e la resilienza di coloro che si trovano ai margini della società.

