Il processo a Edoardo Borghini, accusato dell’omicidio del figlio Nicolò, avvenuto il 19 gennaio 2025 a Ornavasso, Verbano-Cusio-Ossola, ha visto oggi una fase cruciale: la testimonianza di tre donne che avevano avuto relazioni sentimentali con la vittima.
Queste donne, precedentemente firmatarie di denunce contro Nicolò Borghini, sono state escorte come testimoni per la difesa dell’imputato, le cui accuse sono gravissime e comprendono l’utilizzo di un’arma da fuoco durante un violento conflitto familiare.
La complessità del quadro processuale risiede nella stratificazione di accuse pregresse e nella necessità di ricostruire un contesto relazionale ben più ampio dell’episodio tragico che ha portato alla morte di Nicolò.
Le tre donne hanno confermato in aula le accuse formulate in passato, che rivelano un profilo della vittima caratterizzato da comportamenti aggressivi e ripetuti.
Una delle donne aveva sporto denuncia per lesioni personali, un procedimento che si è concluso con una somma a titolo di risarcimento.
Un’altra aveva denunciato Nicolò per minacce e violenza sessuale, accuse che avevano portato a una sentenza di condanna e, successivamente, ad assoluzione in appello, sollevando interrogativi sulla corretta valutazione delle prove a suo tempo.
La terza testimonianza riguardava accuse di maltrattamenti e atti persecutori, un procedimento in sospeso a causa della morte prematura dell’imputato, Nicolò stesso.
L’acquisizione degli atti di questi tre procedimenti giudiziari rappresenta un elemento chiave per la difesa di Edoardo Borghini, che intende dimostrare come la condotta del figlio fosse problematica e pregressa.
Durante la sua deposizione, una delle testimoni ha espresso un’osservazione significativa: la madre di Nicolò, spesso, lo difendeva, giustificandone i comportamenti aggressivi e consigliandole di “tenere duro”.
Questa dinamica familiare, apparentemente complice e accondiscendente, suggerisce una possibile difficoltà nel riconoscere e affrontare i comportamenti problematici del figlio, contribuendo a perpetuare un clima di tensione e potenziale escalation.Nella precedente udienza, Edoardo Borghini aveva tentato di fornire una giustificazione al suo gesto, sostenendo che il figlio fosse irrazionale e fuori controllo, e che avesse agito per proteggere la moglie, temendo per la sua incolumità.
Questa versione dei fatti, sebbene controversa, mira a fornire un elemento di attenuante, proponendo una narrazione in cui l’imputato si pone come difensore della famiglia, costretto a un atto estremo per scongiurare un pericolo imminente.
La testimonianza delle tre donne, e il contesto relazionale che essa rivela, rappresentano ora un tassello fondamentale per valutare la credibilità di questa difesa e per determinare la responsabilità di Edoardo Borghini in questo tragico evento.
Il processo si appresta ad affrontare quindi una disamina approfondita delle dinamiche familiari, delle responsabilità individuali e della potenziale esistenza di un quadro più ampio di violenza e abusi che ha condotto a questa drammatica conclusione.









