Rigopiano, 9 anni dopo: memoria, dolore e appello alla giustizia.

A nove anni dalla devastante valanga che cancellò l’Hotel Rigopiano, la comunità abruzzese si è raccolta in un solenne abbraccio di memoria e rinnovato appello alla giustizia.

Cerimonie commemorative hanno coinvolto non solo il luogo del disastro, ma anche i comuni di Chieti e Montesilvano, testimoniando un lutto collettivo che permea l’intera regione.

Nonostante l’impeto del maltempo, circa un centinaio di persone si sono radunate a Rigopiano, un numero che sottolinea la resilienza e la determinazione di chi non dimentica.
Tra loro, figure istituzionali di rilievo: il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il sindaco di Farindola Luca Labricciosa, rappresentanti delle forze dell’ordine e, soprattutto, i membri del Comitato dei familiari delle vittime, custodi della memoria e portavoce di un dolore ancora vivo.

Il sindaco di Farindola, Luca Labricciosa, ha lanciato un accorato monito: parole si sono sprecate, azioni concrete sono state finora troppo esigue.

La chiusura di attività commerciali, l’esodo di famiglie intere, la persistente sensazione di abbandono, dipingono un quadro desolante di una comunità ferita nel profondo, che attende con impazienza segnali tangibili di impegno da parte delle istituzioni.

Quasi dieci anni dopo, l’urgenza di un’azione decisa si fa sentire con rinnovata intensità.

La cerimonia, un toccante mosaico di simboli e rituali, si è articolata in una suggestiva fiaccolata, l’alzabandiera accompagnato dal commovente suono di una tromba, la deposizione di fiori e corone, una solenne celebrazione religiosa e la lettura dei nomi delle vittime, onorati da 29 rose bianche.

L’emozione si è intensificata alle 16:49, l’istante preciso in cui la furia della natura investì l’hotel, con l’esecuzione del coro Pacini di Atri di “Signore delle Cime” e il liberare in cielo 29 palloncini candidi, messaggeri di speranza e ricordo.

La vicenda, ancora gravata da incertezze legali, attende il verdetto dell’appello bis, previsto per l’11 febbraio.
La ricerca di responsabilità e la speranza in una giustizia riparatrice rappresentano un tassello fondamentale per la riconciliazione e la ricostruzione.

Tra le vittime, il receptionist ternano Alessandro Riccetti, 33 anni, figura che ha lasciato un segno nella comunità.
Il cugino, Eugenio Riccetti, presente alla cerimonia, ha espresso con forza la necessità di una sentenza giusta e l’importanza della presenza istituzionale per mantenere alta l’attenzione su una tragedia che non può essere dimenticata.
Il suo appello sottolinea come la giustizia non sia solo un diritto, ma anche un dovere verso coloro che hanno perso la vita e verso le loro famiglie.
La memoria di Alessandro, come quella di tutti gli altri, continua a illuminare il cammino verso un futuro di maggiore sicurezza e responsabilità.

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