La giustizia italiana ha riconosciuto un significativo risarcimento di 520.000 euro agli eredi di un operaio genovese, deceduto prematuramente all’età di 66 anni a seguito di un mesotelioma pleurico, una neoplasia maligna insidiosa e inequivocabilmente correlata all’esposizione professionale all’amianto.
La vicenda, che ha coinvolto un ex dipendente di uno stabilimento metalmeccanico, si conclude con un accordo stragiudiziale frutto di una complessa e laboriosa attività legale condotta dagli avvocati Domenico Carotenuto e Marco Giglia, coadiuvati dal responsabile medico-scientifico Nicola Maria Giorgio di AP Risarcimento e Consulenza.
L’operaio, dedito alla costruzione e manutenzione di macchinari industriali complessi, aveva trascorso oltre vent’anni lavorando all’interno dello stabilimento genovese, un periodo durante il quale è stato esposto a fibre di amianto, un materiale un tempo ampiamente utilizzato per le sue proprietà di resistenza al calore e all’abrasione, ma oggi universalmente riconosciuto come cancerogeno.
La diagnosi, giunta nel luglio 2021, ha segnato l’inizio di un percorso doloroso e devastante, sia per la vittima che per la sua famiglia.
Il mesotelioma pleurico, malattia rarissima e quasi esclusivamente legata all’esposizione all’amianto, si manifesta con una progressione aggressiva e una prognosi infausta.
L’operaio ha dovuto affrontare un anno intero di sofferenze fisiche estreme, accompagnate da un profondo turbamento emotivo e psicologico, con un impatto significativo sulla qualità della sua vita e su quella dei suoi cari.
L’ottenimento del risarcimento non è stato semplice.
La difficoltà principale, come sottolineano i legali, risiedeva nella ricostruzione accurata della catena causale, ovvero nella dimostrazione inequivocabile del nesso diretto tra l’esposizione professionale all’amianto e lo sviluppo della malattia.
Questo ha comportato un’approfondita indagine documentale, che ha coinvolto la raccolta e l’analisi di documenti aziendali, perizie mediche, certificazioni Inail e la raccolta di testimonianze cruciali per ricostruire la verità storica.
Il risarcimento riconosciuto mira a compensare i molteplici danni subiti dalla famiglia, includendo il danno biologico terminale (la perdita irreversibile delle funzioni vitali), il danno morale (il dolore e la sofferenza patiti dalla vittima) e il danno esistenziale, che riflette l’impatto devastante della malattia sulla vita dei familiari superstiti.
La vicenda pone l’accento sulla responsabilità delle aziende, anche a distanza di anni, nell’assicurare la sicurezza dei propri dipendenti e nell’adottare misure adeguate per prevenire l’esposizione a sostanze pericolose come l’amianto, sottolineando l’importanza di una vigilanza continua e di un’adeguata informazione del personale.
L’accordo rappresenta un importante precedente nella tutela dei diritti dei lavoratori esposti a rischi professionali, ribadendo il valore della giustizia e della memoria per le vittime di malattie professionali.








