Silenzio assordante: la Curva Nord dice no al calcio moderno.

Il silenzio assordante che ha gremito la Curva Nord dello stadio Armando Picchi durante Livorno-Juventus Next Gen non è stato un vuoto, ma una potente dichiarazione di intenti.

Un gesto corale, un “sciopero” del tifo organizzato, che incarna una profonda crisi di identità e un rifiuto sempre più marcato verso le dinamiche attuali del calcio italiano.
L’assenza di cori, di bandiere, di quell’energia vibrante che tradizionalmente anima la curva, ha rappresentato un atto di ribellione contro un fenomeno che sta erodendo le fondamenta stesse della passione calcistica: la proliferazione delle cosiddette “squadre B”, o squadre riserva, nel campionato di Serie C.
Nate ufficialmente nel 2018, queste formazioni, direttamente collegate a società di Serie A, si presentano ufficialmente come veicoli per lo sviluppo di giovani talenti.

Tuttavia, la realtà che emerge è quella di un sistema che, al di là delle dichiarazioni di intenti, veicola interessi economici e strategici che soffocano l’autenticità del calcio di categoria.

Lo striscione esposto, lapidario nella sua eloquenza, ‘Trasferte vietate, società cancellate, squadre B solo per speculazione, avete ucciso la pietra passione’, sintetizza il sentire comune degli ultras amaranto e, più in generale, di una frangia crescente di tifosi che si sentono traditi.
“Trasferte vietate” allude all’impossibilità di recuperare il senso di appartenenza e l’identità locale, soffocate dalla standardizzazione imposta da un sistema sempre più globalizzato e orientato al profitto.

“Società cancellate” esprime la paura di vedere svanire le realtà calcistiche storiche, quelle che hanno fatto la storia del calcio italiano, schiacciate dalla potenza economica delle grandi società.

Il riferimento alla “speculazione” è una denuncia esplicita di come queste squadre riserva siano utilizzate per alimentare un ciclo di investimenti e disinvestimenti che non tiene conto del bene calcio e del suo legame con il territorio.
Infine, “avete ucciso la pietra passione” è un lamento profondo, un grido di dolore per la perdita di quell’entusiasmo puro e incondizionato che ha sempre caratterizzato la passione calcistica.
Questo gesto non è un episodio isolato.
Si inserisce in un contesto più ampio di contestazione che coinvolge diverse realtà ultras italiane, sempre più consapevoli del ruolo che il calcio gioca nella costruzione dell’identità locale e nella rappresentazione dei valori comunitari.

Si tratta di una reazione contro un sistema che, anteponendo gli interessi economici a quelli sportivi e sociali, rischia di privare il calcio di quella linfa vitale che ne ha sempre alimentato la passione.
Il silenzio della Curva Nord è un monito, un appello a ritrovare un calcio più autentico, più vicino alla gente, più legato alle sue radici.

È una voce che si leva contro la mercificazione del calcio, un grido di speranza per un futuro in cui la passione torni a essere il motore principale di questo sport.

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