La presenza del sindaco Piero Bitetti a fianco dei lavoratori ex Ilva, dei sindacati e dell’intera comunità tarantina rappresenta una dichiarazione di intenti: una resistenza radicata, un’affermazione di appartenenza e un impegno a rimanere, a non abbandonare un territorio segnato da decenni di promesse disattese e di una complessa eredità industriale.
L’occupazione della fabbrica, lo sciopero e i blocchi stradali non sono gesti isolati, ma l’espressione tangibile di una profonda inquietudine e della ferma volontà di contrastare un piano governativo percepito come preludio alla definitiva chiusura.
Il richiamo a un documento congiunto, sottoscritto tra amministrazione comunale e organizzazioni sindacali, sottolinea la necessità di un approccio responsabile e lungimirante, un approccio che, a suo dire, sarebbe stato finora deliberatamente eluso.
L’amara constatazione che tale accordo sia stato forse utilizzato come “bluff” per scaricare responsabilità è un’accusa diretta, rivolta alle scelte politiche e alla gestione della controversia, evidenziando una mancanza di trasparenza e di accountability.
In questo contesto, il sindaco Bitetti ha intrapreso un’azione formale e simbolica, scrivendo direttamente al Presidente del Consiglio Meloni, esprimendo il desiderio di un confronto diretto e offrendo la disponibilità a recarsi a Roma.
Questa mossa non è solo una richiesta di chiarimenti, ma un appello alla verità e alla certezza, un bisogno urgente di un dialogo costruttivo che possa garantire il futuro dell’area industriale e della comunità che vi è legata.
La solidarietà non si limita a Taranto.
L’adesione di altri sindaci, come quello di Genova, Salis, e di altre comunità, testimonia una crescente consapevolezza della portata nazionale del problema e della necessità di un intervento coordinato.
La questione non riguarda solo la sopravvivenza di un singolo stabilimento, ma la salvaguardia di un patrimonio industriale strategico, con implicazioni per la sicurezza nazionale e per la capacità del Paese di garantire l’approvvigionamento di materiali essenziali come l’acciaio.
Il sindaco Bitetti ribadisce con forza le proposte concrete avanzate fin dall’inizio, incentrate su un percorso di decarbonizzazione reale e progressivo, in linea con gli obiettivi europei e con le esigenze di un’industria sostenibile.
Questa visione non si contrappone agli interessi nazionali, ma anzi li rafforza, promuovendo un modello di sviluppo industriale che coniughi innovazione, occupazione e tutela dell’ambiente.
Il futuro dell’acciaio di Stato, legato alla difesa nazionale e al coinvolgimento dell’Unione Europea, merita un approccio lungimirante e responsabile, che vada al di là di logiche di breve termine e di interessi particolari.

