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Tassi in aumento: il credito italiano tra prudenza e crescita.

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L’ultimo rapporto dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) dipinge un quadro complesso del credito italiano, segnato da una transizione delicata tra crescita e prudenza.

L’andamento dei tassi di interesse, fulcro di questa dinamica, si manifesta con una graduale innalzamento che riflette le scelte della politica monetaria e le aspettative di mercato.

A dicembre, il tasso medio applicato alle nuove erogazioni per l’acquisto di abitazioni ha registrato un incremento al 3,37%, evidenziando un cambiamento rispetto al 3,30% del mese precedente.

Parallelamente, anche i finanziamenti alle imprese hanno visto un aumento, con un tasso medio salito al 3,64% rispetto al 3,52% di novembre.

Queste variazioni sono una diretta conseguenza dell’oscillazione dell’Indice dei Tassi Interbancari Senza Garanzia (IRS), che ha visto un’impennata dal 2,69% di settembre al 2,90% di novembre.
L’Abi sottolinea che questa tendenza segna la fine della fase di riduzione dei tassi, preannunciando un nuovo scenario per l’economia.
La reazione dei risparmiatori a questo cambiamento è significativa.
L’80% dei mutui stipulati a dicembre sono a tasso fisso, una scelta strategica che mira a proteggere le famiglie dall’incertezza di potenziali rialzi futuri.

Questa preferenza per i tassi fissi riflette una maggiore avversione al rischio e un desiderio di maggiore prevedibilità nelle proprie finanze.

Gianfranco Torriero, vicedirettore generale dell’Abi, evidenzia come questa tendenza sia espressione di una maturità finanziaria da parte delle famiglie italiane.
Nonostante l’aumento dei tassi sulle nuove erogazioni, gli interessi applicati ai mutui preesistenti rimangono sostanzialmente invariati, attestandosi in media al 3,97%.

Questo dato suggerisce una certa stabilità per chi ha già contratto un mutuo, ma al contempo accentua la differenza tra le condizioni di chi si affaccia al mercato per la prima volta e quelle di chi ha già accesso al credito.
L’evoluzione della raccolta e dei depositi bancari, sebbene ancora in crescita, mostra un rallentamento, indicando una potenziale redistribuzione dei capitali in cerca di rendimenti più elevati in altri strumenti finanziari.

Parallelamente, si registra un’accelerazione dei prestiti concessi alle imprese e alle famiglie, segnale di una rinnovata fiducia nell’economia, sebbene questa crescita sia monitorata con attenzione alla luce del contesto inflattivo e delle crescenti incertezze geopolitiche.

In definitiva, il quadro delineato dall’Abi suggerisce una fase di transizione, in cui la prudenza e la ricerca di sicurezza si bilanciano con la necessità di sostenere la crescita economica.

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