La ricerca pedagogica di Veronica Berni, assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento: il primo ‘Premio Save the Children per la ricerca – Dove inizia il futuro’, condiviso ex aequo con Roberta Paltrinieri.
Il lavoro vincitore, intitolato “Teatro e Carcere.
Uno studio pedagogico all’interno dell’IPM ‘Cesare Beccaria’ di Milano”, si distingue per la sua capacità di illuminare un angolo spesso marginalizzato del sistema penitenziario minorile e per proporre una riflessione innovativa sul ruolo della cultura come agente di cambiamento.
L’indagine di Berni si immerge nel contesto dell’Istituto Penitenziario Minorile “Cesare Beccaria” di Milano, analizzando la complessa interazione tra ambiente detentivo, processi di sviluppo adolescenziale e possibilità di riabilitazione.
Lungi da una mera descrizione delle condizioni di vita all’interno dell’IPM, la ricerca si concentra sull’efficacia di un laboratorio teatrale, un’iniziativa unica nel suo genere, caratterizzata da un teatro fisicomente integrato nell’istituto, ma allo stesso tempo aperto al territorio esterno.
Questa peculiarità architettonica e simbolica, un ponte tra isolamento e comunità, è cruciale per comprendere il potenziale trasformativo del progetto.
Attraverso un’attenta raccolta di dati – osservazioni dirette, interviste e, soprattutto, la voce dei ragazzi stessi – Berni ricostruisce un quadro sfaccettato della realtà carceraria minorile, evidenziando come il teatro possa fungere da catalizzatore per l’espressione emotiva, la costruzione dell’identità e lo sviluppo di competenze sociali fondamentali.
Il laboratorio non è concepito come una semplice attività ricreativa, bensì come uno spazio di ascolto attivo, di creazione condivisa e di responsabilizzazione, dove i giovani detenuti possono sperimentare il potere della narrazione e della rappresentazione teatrale per dare forma al proprio futuro.
Il riconoscimento di Save the Children sottolinea l’importanza di promuovere ricerche che abbiano il potenziale di influenzare le politiche penali e di migliorare le condizioni di vita dei detenuti.
La ricerca di Berni, in particolare, offre spunti preziosi per ripensare il ruolo delle istituzioni carcerarie, mettendo al centro il protagonismo giovanile e favorendo un approccio più umano e inclusivo alla riabilitazione.
La cerimonia di premiazione, tenutasi presso il Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci” a Milano, ha visto la partecipazione di autorità locali, rappresentanti del mondo accademico – tra cui Anna Maria Ajello, Tito Boeri, Enrico Giovannini e Paola Milani – e testimoniato l’alto valore attribuito alla ricerca.
L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Milano e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, si inserisce in un contesto più ampio di impegno sociale e culturale volto a offrire opportunità concrete di crescita e di reinserimento per i giovani che si trovano in condizioni di marginalità.
Il premio rappresenta un importante segnale di speranza e un invito a investire nell’educazione e nella cultura come strumenti per costruire una società più giusta e inclusiva.

