Torino, un grido di speranza per l’Iran: oltre il mito del ritorno monarchicoUn’inattesa pioggia battente non ha placato l’entusiasmo di quasi duecento persone, convenute a Torino per un presidio di solidarietà verso il popolo iraniano in rivolta.
L’eco di un “Né mullah, né scià” ha aperto la manifestazione, un chiaro segnale di rifiuto di qualsiasi forma di assolutismo, e un monito contro la strumentalizzazione delle aspirazioni di libertà.
L’adesione all’evento ha visto una convergenza ampia, che ha abbracciato il Consiglio regionale del Piemonte, i sindacati maggiori (CGIL, CISL, UIL), l’ANPI, diverse associazioni civiche, esponenti di varie sensibilità politiche – una sorta di arco parlamentare che, con una notevole eccezione, ha attraversato le divisioni ideologiche – da Forza Italia a Fratelli d’Italia, passando per Azione, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Democrazia Cristiana e Partito Socialista Italiano.
Tra la folla, un numero significativo di iraniani residenti in Italia, dissidenti e esuli, portatori di storie di coraggio e resilienza.
Alcuni di loro, oggetto di intimidazioni dirette da parte del Ministero dell’Istruzione iraniano, hanno denunciato minacce specifiche, rivelatrici di un controllo capillare e di un tentativo di silenziamento forzato.
Queste minacce, che dettagliano abitudini, spostamenti e informazioni sui familiari, denunciano la gravità della repressione.
Il dibattito si è presto focalizzato sulla pericolosità del ritorno alla monarchia, un tema strumentalizzato per confondere le vere istanze di cambiamento.
Un manifestante, testimone diretto dell’esperienza del regime dello Scià, ha espresso con chiarezza come quell’epoca fosse sinonimo di repressione, torture e eliminazione fisica degli intellettuali.
La sua esperienza personale, un anno trascorso in carcere durante gli anni scolastici, ha costituito un potente monito contro la nostalgia per un passato che non può essere replicato.
“La storia non può e non deve tornare indietro”, ha affermato con forza.
L’associazione Iran Libero e Democratico, sostenuta dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), con sede a Parigi, ha precisato come la presunta richiesta di un ritorno allo Scià sia una narrazione fuorviante, una “propaganda mediatica orchestrata dagli Stati Uniti” volta a screditare il movimento di protesta.
Si è inoltre negata la richiesta di un intervento esterno, sottolineando la volontà del popolo iraniano di liberarsi autonomamente dalla tirannia.
Proposte concrete per il futuro includono elezioni libere e la creazione di un’assemblea costituente, un Iran privo di armi nucleari e impegnato in una politica di pace e riconciliazione con la regione, includendo Israele.
La solidarietà, si è aggiunto, raggiungerà le famiglie iraniane attraverso le televisioni satellitari di resistenza, eludendo il controllo della propaganda governativa.
Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, ha espresso un netto appoggio al popolo iraniano, ribadendo l’impegno a sostenerli nella lotta contro il regime di Teheran. Un ordine del giorno formale verrà votato giovedì prossimo per ufficializzare questa posizione.
Interventi da esponenti politici di varie affiliazioni hanno arricchito il dibattito, offrendo prospettive diverse ma convergenti sulla necessità di un cambiamento profondo.
Tra i presenti, si sono distinti Paolo Ruzzola (Forza Italia), Daniela Ruffino (Azione), Fabrizio Bertot (Fratelli d’Italia), Fabrizio Ricca (Lega), Andrea Gavazza (PD) e l’ex presidente della Regione Piemonte ed europarlamentare Mercedes Bresso, rappresentante dell’associazione ‘Sinistra per Israele – Due popoli due Stati’, che ha sottolineato la necessità di un approccio pacifico e inclusivo nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese come condizione per la stabilità regionale.
Il presidio di Torino è stato dunque molto più di una semplice manifestazione: un atto di solidarietà, una piattaforma di dialogo e un messaggio di speranza per un futuro libero e democratico per l’Iran.








