La Zona Economica Speciale (Zes), inizialmente oggetto di veemente scetticismo e sminuimento da parte del Partito Democratico, si trova ora a rappresentare un banco di prova inatteso per le strategie politiche regionali.
L’emersione di risultati tangibili, quantificabili in termini di investimenti attratti, semplificazioni burocratiche implementate e, soprattutto, nell’interesse suscitato da parte di operatori economici, costringe il PD a una revisione urgente delle proprie posizioni.
La reazione, come sottolinea l’europarlamentare Carlo Ciccioli, si manifesta con un tentativo di minimizzazione, un’affermazione di insufficienza che non riesce a celare l’incongruenza tra le previsioni iniziali e la realtà operativa.
L’atteggiamento del Partito Democratico marchigiano, lungi dal contribuire a un dibattito costruttivo, si configura come un tentativo di eludere la responsabilità di un’analisi errata.
Ciccioli, con fermezza, invita a una riflessione più profonda, suggerendo un atto di contrizione che riconoscerebbe la validità e il potenziale della Zes, e che, a suo avviso, sarebbe moralmente doveroso da parte del partito.
La discussione in Consiglio Regionale, culminata con il respingimento delle mozioni presentate dal PD, ha evidenziato una frattura profonda tra le aspettative iniziali e la concretezza dei risultati.
Mentre la leadership politica di Fratelli d’Italia si concentra sull’ottimizzazione continua della misura del credito d’imposta, con l’appoggio del Partito Democratico dell’Umbria – segnale di un approccio pragmatico e costruttivo – le voci del PD marchigiano sembrano soffocate da un retaggio di pregiudizi e polemiche sterili.
L’assenza di una partecipazione attiva e costruttiva da parte dei rappresentanti del PD marchigiano, incluso un altro europarlamentare del partito, denota una distanza preoccupante dalla realtà territoriale e dalla necessità di un dialogo aperto e onesto.
La Zes non è un semplice strumento politico, ma un’opportunità concreta per lo sviluppo economico del territorio, e la sua piena realizzazione richiede la collaborazione di tutte le forze politiche, al di là delle appartenenze ideologiche.
Il futuro della regione, e la credibilità delle istituzioni, dipendono dalla capacità di trasformare le divergenze in opportunità, e di costruire un percorso comune verso la prosperità.
L’episodio della Zes si pone quindi come un monito: la politica deve essere al servizio della comunità, non al servizio di dinamiche partitiche o narrazioni preconfezionate.








