Bari, corteo pro Palestina chiede trasparenza sui porti

Un corteo pacifico, animato da un’urgente richiesta di trasparenza e giustizia, si è radunato all’ingresso del porto di Bari, interrompendo la consueta quiete del lungomare, in parte interrotto al traffico per l’occasione.
L’iniziativa, promossa da collettivi pro Palestina, mira a sollevare un velo di incertezza su un flusso commerciale che, secondo i manifestanti, alimenta un conflitto ben lontano dalla Puglia.
La scena è tesa, ma controllata, con la presenza di forze dell’ordine in assetto di protezione, una testimonianza della delicatezza della situazione e della sensibilità politica che l’evento tocca.
Antonio La Piccirella, figura di spicco della Global Sumud Flotilla, si è fatto portavoce delle preoccupazioni del movimento.

Il suo appello è semplice: la necessità di conoscere il contenuto delle navi che settimanalmente fanno rotta dal porto barese verso Israele.

“Il silenzio che ci è stato opposto,” ha dichiarato con fermezza, “è eloquente e denota una volontà di eludere il nostro diritto a sapere.

“Il corteo non si limita a un atto di protesta, ma si configura come un tentativo di responsabilizzare le istituzioni portuali e le autorità doganali.

Le accuse mosse riguardano il sospetto che parte del carico trasportato comprenda attrezzature, in particolare trivelle per scavi orizzontali, potenzialmente utilizzabili per la costruzione di infrastrutture discriminatorie, come barriere fisiche.
Questa accusa è gravissima, poiché lega il porto di Bari, un luogo simbolo dell’identità locale e della sua storia marittima, a un contesto di violazione dei diritti umani e di ostacolo alla pace.

Il porto di Bari, con le sue tradizioni commerciali e la sua posizione strategica, rappresenta un nodo cruciale per il commercio internazionale.
Tuttavia, i manifestanti ritengono inaccettabile che questo ruolo possa essere sfruttato per sostenere politiche controverse e potenzialmente illegittime.
L’azione del corteo non è un attacco al commercio in sé, ma un invito a un commercio etico e responsabile, che rispetti i diritti umani e la legalità internazionale.

Al fine di ottenere risposte concrete e documentate, una delegazione di manifestanti è stata convocata a un incontro con i rappresentanti della dogana.
L’auspicio è che questo confronto possa finalmente dirimere le incertezze e restituire al porto di Bari il suo ruolo di simbolo di apertura e collaborazione, anziché di strumento di complicità in un conflitto che continua a mietere vittime.
La richiesta non è solo di trasparenza, ma anche di un cambiamento di rotta, verso un futuro in cui il commercio sia al servizio della pace e della giustizia sociale.

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