Crans-Montana e Bari: il lutto chiama a una nuova responsabilità.

La perdita di una giovane vita è una ferita che si estende ben oltre il cerchio familiare, un vuoto che incide il tessuto stesso della nostra comunità.

Ogni talento spento prematuramente rappresenta un capitolo non scritto, un potenziale inespresso che ci riguarda tutti, privandoci di ciò che avremmo potuto essere.

La tragedia di Crans-Montana, e l’angoscia che ha investito le scuole italiane, ci ricorda brutalmente la fragilità dell’esistenza e l’imperativo di un rinnovato senso di responsabilità collettiva.

L’ordinanza del sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha presieduto il minuto di silenzio nella scuola Marconi-Hack, assume un significato profondo, amplificato dal tragico epilogo che ha colpito anche la città stessa.
La memoria di Andrea Liddi, giovane diplomato in quella stessa scuola e strappato alla vita insieme a Davide Capuozzo in un incidente stradale, si intreccia dolorosamente con quella delle vittime svizzere, elevando il lutto a un sentimento condiviso e universale.
Il silenzio, tuttavia, non è panacea.

Non può lenire il dolore né cancellare il vuoto lasciato.
Ma esso può rappresentare un momento di sospensione, un’occasione per fermarsi, riflettere e recuperare la nostra umanità più profonda.

È un invito a superare il giudizio, l’indifferenza, l’individualismo che spesso ci imprigionano, per riscoprire la capacità di empatia e di solidarietà.

La tragedia ci spinge a interrogarci: cosa significa veramente “valore della vita”? Come possiamo coltivare una cultura del rispetto reciproco, non solo a parole, ma con azioni concrete? Come possiamo costruire un futuro in cui ogni giovane possa realizzare il proprio potenziale, libero da pericoli evitabili e da scelte irresponsabili?Il gesto del sindaco, e il silenzio che ha presieduto, non sono solo un atto di cordoglio.
Sono un monito: un appello a investire sull’educazione, sulla prevenzione, sulla promozione di valori positivi, per costruire una società più giusta, più sicura e più umana, degna dei giovani che ci hanno lasciato troppo presto.
La loro memoria debba essere il motore di un cambiamento duraturo, un impegno costante per onorare la loro breve, ma preziosa, esistenza.

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