L’emergenza quotidiana nei servizi di pronto soccorso italiani si configura come una crisi sistemica, un campanello d’allarme che risuona con particolare intensità in città come Bari, dove il direttore del dipartimento Emergenza Urgenza, Guido Quaranta, ne delinea i contorni con preoccupazione.
Non si tratta semplicemente di un elevato numero di accessi – una dinamica purtroppo frequente – ma di una drammatica inversione nella composizione del flusso di pazienti: una prevalenza di condizioni cliniche gravi e complesse, spesso legate a insufficienze respiratorie acute e patologie croniche non gestite adeguatamente.
Questa ondata di criticità non è un fenomeno isolato.
Si inserisce in un contesto più ampio, aggravato dal recente picco influenzale che ha colpito la popolazione anziana, la fascia di età più vulnerabile e spesso affetta da comorbidità che rendono il quadro clinico particolarmente delicato e richiedono interventi specialistici immediati.
La complessità delle patologie presentate si traduce in una necessità impellente di ricoveri ospedalieri, un ostacolo reso ancora più arduo dalla saturazione cronica dei posti letto, un problema strutturale che affligge il sistema sanitario nazionale.
L’inadeguatezza della risposta attuale non si limita alla mera gestione dell’emergenza acuta.
Essa riflette una carenza di investimenti a lungo termine, una sottovalutazione delle risorse umane e infrastrutturali dedicate alla medicina d’urgenza e, più in generale, una frammentazione dell’assistenza che rende difficoltoso il passaggio fluido tra i diversi livelli di cura.
La gestione dell’emergenza, infatti, non può essere relegata a una reazione contingente, ma deve essere integrata in una strategia più ampia che preveda un potenziamento della prevenzione, una riorganizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio.
In questo scenario, l’appello alla vaccinazione assume un significato cruciale.
Non si tratta solo di una misura preventiva contro l’influenza, ma di un segnale di responsabilità collettiva, un atto di cittadinanza che contribuisce a ridurre la pressione sui servizi sanitari.
La consapevolezza della potenziale gravità della stagione influenzale era presente fin dal mese di giugno, ma l’adesione alla campagna vaccinale è rimasta al di sotto delle aspettative.
Un dato preoccupante che testimonia, ancora una volta, la difficoltà di comunicare efficacemente l’importanza della prevenzione e di superare la diffidenza nei confronti della scienza.
L’invito a vaccinarsi rimane aperto, non solo per le categorie più fragili, ma per l’intera popolazione, come contributo tangibile per alleggerire il carico sui pronto soccorso e garantire un’assistenza dignitosa per tutti.






