L’ombra dell’intimidazione mafiosa si è abbattuta su Putignano, innescando un’operazione complessa che ha rivelato un tentativo di espropriazione forzata di una famiglia vulnerabile.
Un’abitazione di edilizia popolare, destinata a fornire un rifugio sicuro, è stata teatro di una coercizione brutale, orchestrata da individui legati al clan Capriati, noto per la sua capillare influenza criminale nel territorio.
L’azione, pianificata con precisione, mirava a costringere la famiglia, unitamente al loro bambino, all’abbandono della casa, con l’obiettivo di subentrare abusivamente nel possesso.
L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine, operanti su mandato della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e in coordinamento con la Procura per i Minorenni, ha sventato il disegno criminale.
La squadra, composta da un centinaio di uomini provenienti dalla Squadra Mobile, dal commissariato locale, dal reparto prevenzione crimine e dalla Polizia Scientifica, ha eseguito una serie di perquisizioni mirate nel quartiere di San Pietro Piturno.
Il supporto aereo, fornito da un elicottero del 9° Reparto Volo di Bari e l’impiego di unità cinofile, hanno ampliato la capacità di investigazione, permettendo di raccogliere prove significative.
I soggetti coinvolti, una dozzina in tutto, sono al vaglio delle autorità con l’ipotesi di tentata estorsione, aggravata dalla metodologia tipica delle organizzazioni mafiose.
La presenza di due minorenni tra gli indagati solleva interrogativi profondi sulla trasmissione del patrimonio criminale e sulla necessità di interventi di protezione e rieducazione specifici.
Le indagini hanno permesso di recuperare beni appartenenti alla famiglia espropriata, tra cui una collezione di statuette di notevole valore economico, testimonianza del danno subito e della vulnerabilità delle vittime.
Sono stati inoltre rinvenuti due telefoni cellulari, presumibilmente destinati a un indagato già detenuto, elementi che suggeriscono un sistema di comunicazione allestito per coordinare le attività illecite.
La famiglia costretta all’esilio, traumatizzata dall’esperienza, ha rinunciato formalmente all’assegnazione dell’abitazione, trovando poi una nuova sistemazione grazie al supporto delle istituzioni.
La casa popolare, liberata dalla presenza abusiva, è stata riassegnata a una famiglia meritevole, ristabilendo il principio di equità e giustizia nell’accesso alla casa come diritto fondamentale.
L’episodio, oltre a denunciare la persistente minaccia della criminalità organizzata, sottolinea l’importanza di rafforzare i meccanismi di protezione delle vittime di estorsioni e intimidazioni, garantendo loro un ambiente sicuro e un futuro dignitoso.
L’azione delle forze dell’ordine rappresenta una risposta concreta alla necessità di contrastare la cultura dell’illegalità e di tutelare i diritti inviolabili dei cittadini.







