Riforma Giustizia: rischio per l’indipendenza della magistratura?

La proposta di riforma giudiziaria, lungi dal promuovere un’efficace gestione della giustizia, rischia di erodere i pilastri fondamentali che ne assicurano l’imparzialità e l’indipendenza.
L’auspicabile accelerazione dei processi e l’innalzamento della qualità delle sentenze non sono conseguenze automatiche di una riorganizzazione delle competenze statali; al contrario, la manovra sembra orientata a creare una forma di controllo politico sull’azione penale, agendo in modo indiretto sulla magistratura inquirente e giudicante.

Il cuore del problema, secondo l’analisi di Rocco Gustavo Maruotti, segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, risiede nel progressivo smantellamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
La sua autonomia, sancita dalla Costituzione come baluardo contro influenze esterne, verrebbe compromessa attraverso un triplice meccanismo: una divisione interna che ne frammenta le funzioni, un sistema di sorteggio per la composizione che ne riduce la continuità e, soprattutto, l’esclusione della funzione disciplinare, affidata a un apposito organo speciale.
Questo indebolimento non avvantaggia i cittadini, ma apre la strada a dinamiche di controllo che ne minano la fiducia nel sistema giudiziario.

La critica non verte sull’imparzialità del giudice rispetto al pubblico ministero, un aspetto già intrinseco al ruolo, ma sulla sua indipendenza dal potere politico.
Maruotti utilizza una metafora efficace: la politica, come fiume in piena, necessita di argini robusti, rappresentati dalla magistratura, per incanalare la sua forza e prevenire esondazioni.
La magistratura non si pone come ostacolo all’azione governativa, come talvolta sostenuto da esponenti del governo, ma assicura che tale azione si svolga nel rispetto dei limiti imposti dal Parlamento.

L’ANM ha deciso di avviare una campagna referendaria, mantenendo una posizione autonoma rispetto alle forze politiche di opposizione, per informare correttamente i cittadini sui rischi connessi alla riforma.

Nonostante le attuali rilevazioni dei sondaggi, che sembrano favorire il fronte del “sì”, si richiama l’esempio del referendum sulla riforma Renzi del 2016, partendo anch’esso con un vantaggio del fronte favorevole, che poi si è invertito grazie a una maggiore consapevolezza diffusa tra i cittadini.

C’è ancora tempo e la possibilità di influenzare l’opinione pubblica, se si saprà comunicare in modo chiaro ed efficace le implicazioni concrete della riforma.

La sfida è dunque quella di promuovere una discussione informata, libera da strumentalizzazioni politiche, per permettere ai cittadini di esprimere un voto consapevole e responsabile.

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