Nel cuore del Foggiano, a Deliceto, un piccolo scrigno di storia e musica, Antonio Cappiello, custode di un’eredità secolare, incarna la passione per la ciaramella, strumento che vibra di echi ancestrali.
A 55 anni, operaio e pastore per vocazione familiare, Cappiello è un ponte tra il lavoro della terra, la pastorizia e la salvaguardia di una tradizione che rischia di scomparire: il canto delle zampogne e delle ciaramelle, inseparabili compagni delle feste natalizie nel Sud Italia.
Il suo progetto, “Vivifica dal sorgere del sole al nascere della nuova vita”, è un atto d’amore verso le radici, un percorso transumante che raccoglie suonatori provenienti da diverse regioni, unendo i canti natalizi al ritmo dei passi dei pastori.
La sua Deliceto, incrociando il tratturo Candela-Pescasseroli, antica via di transumanza che conduce al convento della Consolazione, si lega indissolubilmente alla figura di Sant’Alfonso de’ Liguori, a cui si attribuisce la composizione del celebre “Tu scendi dalle stelle”.
L’incontro con Rocco Bambino, figura cardine della tradizione zampognara di Deliceto, fu il catalizzatore della sua passione.
Ora, affiancato dal figlio di Rocco, Lorenzo, con chi la zampogna e le ciaramelle si fondono in un dialogo musicale, partecipa al presepe vivente, un evento che giunge alla sua 45a edizione, un’occasione per condividere la magia del Natale con la comunità e con i visitatori provenienti da Cerignola, Bitonto e altre località foggiane e pugliesi, inclusa una suonatrice proveniente da Bitonto.
Il gruppo non si limita a Deliceto, ma si sposta in luoghi diversi, portando con sé un patrimonio culturale che abbraccia il Molise, la Basilicata, altre aree della Puglia e la Ciociaria, tessendo una rete di suonatori e amanti della tradizione.
L’8 dicembre, l’eco della ciaramella ha accompagnato l’antica processione della Madonna dell’Immacolata, all’alba, un momento di profonda spiritualità e legame con le usanze popolari.
La passione per la musica affonda le sue radici nella storia familiare.
Il nonno Antonio, pastore e artigiano, intagliava i flauti, trasmettendo un sapere antico che sembra aver germogliato nel cuore di Antonio.
La speranza è che anche i figli, uno appassionato di fisarmonica e l’altra di violino, possano un giorno sentire il richiamo di questa tradizione millenaria, perpetuando un canto che racconta la storia di un popolo, la fatica della transumanza, il mistero del Natale, e il profondo legame tra l’uomo e la terra.
La ciaramella non è solo uno strumento musicale, ma un simbolo di identità, un veicolo di memoria, un canto di speranza per il futuro.






