La vertenza Vestas Italia si intensifica con una risposta di mobilitazione radicale: uno sciopero a oltranza affiancato da un presidio permanente nel magazzino di Taranto.
L’iniziativa, deliberata dalle lavoratrici e dai lavoratori, rappresenta un segnale di profonda insoddisfazione per il piano aziendale che prevede il trasferimento, a partire dal primo marzo, di cruciali funzioni quali il magazzino, il training center e la riparazione delle pale eoliche dal capoluogo ionico a San Nicola di Melfi.
L’assemblea sindacale, descritta nelle comunicazioni congiunte di Fiom e Uilm, ha analizzato le strategie di prosecuzione della vertenza, esacerbata da un silenzio aziendale percepito come inaccettabile, nonostante le precedenti azioni di protesta.
Questo assordante silenzio, a detta delle organizzazioni sindacali, rende di fatto impossibile qualsiasi confronto costruttivo e alimenta la frustrazione dei lavoratori.
In segno di protesta e come strumento di pressione, le organizzazioni sindacali hanno decretato la sospensione immediata e permanente di qualsiasi forma di flessibilità lavorativa, inclusi turni straordinari e reperibilità.
La determinazione a non cedere è sottolineata dal persistere del sit-in, ostacolato dalle condizioni meteorologiche avverse.
Fiom e Uilm lanciano un appello diretto alla multinazionale Vestas, esortandola a ritirare la decisione di trasferimento e ad avviare un tavolo di confronto con le parti sociali.
L’obiettivo non è solo la tutela dell’occupazione per i lavoratori direttamente coinvolti, ma anche la salvaguardia dell’intero ecosistema produttivo e sociale della provincia ionica, un territorio che ha investito risorse e competenze significative nell’indotto eolico.
La vertenza si configura dunque come una questione di rilevanza strategica, capace di impattare sulla coesione sociale e sullo sviluppo economico di un’area vulnerabile.
La mobilitazione rappresenta, in questo contesto, una difesa del territorio e delle sue prospettive future.








