La comunità emiliano-romagnola piange la scomparsa di Demetrio Egidi, figura di assoluta rilevanza nella storia della protezione civile regionale e nazionale.
La sua figura, profondamente radicata nel tessuto istituzionale e nella coscienza collettiva, si è spenta lasciando un vuoto incolmabile.
Egidi non fu semplicemente un “capo” della Protezione Civile; fu un architetto del sistema, un costruttore di resilienza.
Il suo contributo va ben oltre la gestione delle emergenze, incarnando un approccio proattivo alla prevenzione e alla preparazione del territorio.
La sua eredità risiede nella strutturazione e nell’evoluzione della Protezione Civile in Emilia-Romagna, un sistema che, grazie alla sua visione, si è progressivamente trasformato da reattivo a proattivo, orientato alla mitigazione del rischio e alla promozione di una cultura della sicurezza diffusa.
Il sisma emiliano del 2012, con i suoi eventi devastanti del 20 e 29 maggio, rappresenta un capitolo cruciale del suo operato.
In quel frangente, Egidi non fu soltanto il coordinatore delle operazioni di soccorso, ma il fulcro di un complesso sistema di comunicazione, logistica e coordinamento che permise di salvare vite e minimizzare i danni.
La sua leadership in quel momento critico fu caratterizzata da un equilibrio perfetto tra pragmatismo e umanità, capacità di prendere decisioni rapide e condivisione delle responsabilità.
La sua carriera, tuttavia, non si limitò al sisma emiliano.
La sua esperienza abbracciò un arco temporale significativo, comprendendo la gestione di emergenze ambientali negli anni Novanta, come quelle legate a incidenti industriali e inquinamento, e l’alluvione del Po del 2000, che mise a dura prova la capacità di risposta del territorio.
La sua competenza fu riconosciuta anche a livello nazionale, come testimonia il suo ruolo attivo nella gestione del terremoto dell’Aquila nel 2009, dove contribuì con la sua esperienza e le sue conoscenze.
La scomparsa di Demetrio Egidi segna la fine di un’epoca e ci invita a riflettere sull’importanza di figure che dedicano la propria vita alla tutela della collettività.
Il suo esempio di dedizione, competenza e umanità resterà un faro per le future generazioni di operatori della protezione civile e per tutti coloro che si impegnano a costruire un futuro più sicuro e resiliente per l’Emilia-Romagna e per l’Italia.
La sua memoria continuerà a ispirare l’impegno verso la prevenzione, la preparazione e l’assistenza alle comunità colpite da calamità naturali.

